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Home Leone XIII (1810-2010) Leone XII e b. Maria Schininà
Leone XIII e la b. Maria Scheninà PDF Stampa E-mail
La Beata Maria Schininà e Leone XIII

Discendente da antica nobiltà siciliana, Maria Schininà Arezzo ebbe come genitori il padre Giambattista dei marchesi di S. Elia e dei Rosalia Arezzo Grimaldi dei duchi di s. Filippo delle colonne, nacque a Ragusa il 10 aprile 1844.
Crebbe in un ambiente familiare dove venivano professati i principi cristiani, ricevendo un'educazione
integerrima con l'aiuto del sacerdote Vincenzo Di Stefano suo precettore, figura usuale nelle famiglie nobili.
Seguendo l'istinto della sua età frequentò sempre con liceità, la danza, la moda e soprattutto la musica cui aveva una particolare predilezione;
al punto che nel 1860 a 16 anni divenne l'animatrice della costituenda banda musicale di Ragusa e in occasione
dei festeggiamenti per l'unità d'Italia ebbe il privilegio da parte del maestro della banda,
di battere il tempo con la bacchetta, durante il concerto nella piazza adiacente la cattedrale.

Ma la sua vita doveva essere un'altra, intimamente si sentiva insoddisfatta,
ella dava ascolto alle più profonde esigenze del suo spirito che anelava ad una più approfondita ricerca di Dio.
Rifiutò più volte le proposte di matrimonio e si dedicò ad una vita più devota,
quando anche l'ultimo fratello si sposò, nel 1874 rimase sola con la madre che non la ostacolava e quindi spogliatosi dell'elegante vestiario,
si rivestì con quello delle popolane, mettendosi a servizio dei poveri.
 
Fu una scelta, diremmo oggi scioccante, per la società dell'epoca, perchè infranse un muro esistente fra ricchi e poveri, nobile e popolo,
per servire personalmente nei loro tuguri i poveri e gli ammalati, la cui situazione critica si era acutizzata
con tutte le problematiche della "questione meridionale".
Maria li chiamava "la pupilla di Dio" e in loro vedeva il volto di Gesù; il carmelitano Salvatore Maria la Perla,
la nominò direttrice della nuova istituzione delle "figlie di Maria" sorta in quel 1877 a Ragusa,
radunò intorno a sè molte giovani, vivacizzò la società e la Chiesa ragusane,
istituì nuove forme di apostolato, come l'insegnamento del catechismo ai fanciulli, la solennità della Prima Comunione,
il soccorso ai poveri a domicilio, la propagazione della devozione al Sacro Cuore tra il clero e i fedeli.
Morta sua madre nel 1884, espresse il desiderio di farsi suora di clausura,
ma consigliata dall'arcivescovo di Ragusa, rimase in città a continuare le sue opere di misericordia.
Nel 1885 si associò ad alcune compagne formando un gruppo di apostolato e nel 1889, il 9 maggio, si unì in comunità
con le prime cinque giovani, fondando l'Istituto del Sacro Cuore con lo scopo di offrire ricovero
alle orfane abbandonate e povere e per propagare il catechismo a Ragusa e comuni vicini,
dare asilo agli anziani invalidi, assistendo carcerati e gli operai che lavoravano nelle miniere di "pietra pece"
il cui sfruttamento nei dintorni di Ragusa, era cominciato verso le fine del 1800.
La sua era una vita tutta di preghiera e di fede, al punto che si impresse sul petto il nome "Jesus" con
ferro arroventato.

Papa Leone XIII la ricevette in udienza nel 1890, nel 1982 iniziò la costruzione della prima casa dell'Istituto
che diverrà anche la casa madre.
Fu chiamata ad organizzare a Ragusa l'associazione delle Dame di Carità, ospitò dal 1906 al 1908 nel suo istituto
le prime monache carmelitane giunte in città; dal 1908 al 1909 diede asilo ai profughi del disastroso terremoto che distruzze Messina e Reggio Calabria.
Dopo aver consolidato la sua Istituzione e dopo aver affidato alle sue Suore del Sacro Cuore il comandamento dell'amore:
"Amatevi, amate i poveri!" Madre Maria del Sacro Cuore morì l'11 giugno 1910 a Ragusa a 66 anni.
La sua opera si è estesa in vari Continenti e dappertutto le sue suore espandono con misericordia l'amore
e la carità per i più bisognosi, seguendo lo spirito della fondatrice.
E' stata beatificata dal Beato Giovanni Paolo II il 4 novembre 1990.


Antonio Borrelli