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Home Leone XIII (1810-2010) Leone XIII e il Carmelo
Leone XIII e il Carmelo PDF Stampa E-mail
Leone XIII il giorno dell'incoronazioneDi Leone XIII - il pontefice dell’enciclica sociale Rerum novarum - è nota la sua pietà mariana, che lo indusse anche ad essere confratello del Carmine. Prendendo lo spunto da questo suo legame con il Carmelo, si desidera ricordare in queste pagine gli interventi, diretti o meno, che durante il suo pontificato, hanno interessato questa famiglia religiosa e spirituale.

Il primo fatto da ricordare è senza dubbio il più noto: l’udienza concessa da Leone XIII ad un pellegrinaggio francese il 20 novembre 1887, durante la quale la giovane Maria Francesca Teresa Martin (S. Teresa di Gesù Bambino) inginocchiata ai suoi piedi e nonostante il divieto del  vicario generale Révérony, presenta la propria supplica di poter entrare in monastero pur non avendo ancora l’età canonica richiesta. Così la stessa Santa, poche ore dopo l’udienza, ricorda i fatti, scrivendo da Roma alla sorella Paolina:
 
«... per farti un’idea dell’udienza, avresti dovuto essere là. Il papa era seduto su una grande sedia molto alta. Mons. Révérony era proprio accanto a lui, guardava i pellegrini che passavano davanti al Papa dopo avergli baciato il piede, poi, a proposito di qualcuno, diceva una parolina.
Pensa come batteva forte il mio cuore vedendo arrivare il mio turno, ma non volevo andarmene via senza aver parlato al Papa. Ho detto tutto quel che tu mi dicevi nella tua lettera, ma non tutto perché ons. Révérony non me ne ha dato il tempo, ha detto subito:
“Beatissimo Padre, è una bambina che vuole entrare al Carmelo a quindici anni, ma in questo momento se ne stanno occupando i suoi superiori”. Il buon Papa è così vecchio che si potrebbe dire che è morto, non me lo sarei mai immaginato così, non si può dire quasi niente, è mons. Révérony che parla. Avrei voluto poter spiegare la mia situazione, ma non c’è stata la possibilità. Il Santo Padre mi ha detto semplicemente: “Se il buon Dio vuole, lei entrerà”...»
[Lettera 36, 20 nov. 1867; Opere complete, ed. LEV-OCD, Roma 1997, p. 322].

Alcuni anni dopo, nel Manoscritto autobiografico A, la Santa ricorda l’episodio con maggiori particolari:
«...(In Roma) passammo sei giorni a visitare le principali meraviglie di Roma e fu il settimo che vidi la più grande di tutte: “Leone XIII!”. Quel giorno lo desideravo e lo temevo nello stesso tempo: da esso dipendeva la mia vocazione .... Domenica 20 novembre, dopo esserci vestite secondo il cerimoniale del Vaticano (cioè di nero, con un velo di pizzo in testa) ed esserci decorate con una grande medaglia di Leone XIII attaccata ad un nastro azzurro e bianco, facemmo il nostro ingresso in Vaticano, nella cappella del Sommo Pontefice. Alle 8 la nostra emozione fu profonda, quando lo vedemmo entrare per celebrare la Santa Messa... Dopo aver benedetto i numerosi pellegrini riuniti attorno a lui, salì al Santo Altare e ci dimostrò, con la sua pietà, degna del Vicario di Gesù, che egli era veramente “Il Santo Padre”. Il cuore mi batteva tanto forte e le mie preghiere erano tanto ardenti mentre Gesù scendeva tra le mani del suo Pontefice... Dopo la messa di ringraziamento che fece seguito a quella di Sua Santità, l'udienza cominciò.
Leone XIII stava seduto su una grande poltrona, era vestito semplicemente di una tonaca bianca, di una mantellina dello stesso colore e in testa aveva solo uno zucchetto... Ero ai piedi del Santo Padre; dopo avergli baciato la pantofola mi presentò la mano, ma invece di baciarla, giunsi le mie e alzando verso il suo volto gli occhi bagnati di lacrime, esclamai: “Santo Padre, ho una grande grazia da chiederle! ...”. Allora il Sommo Pontefice chinò la testa verso di me in modo che il mio volto toccava quasi il suo, e vidi i suoi occhi neri e profondi che mi fissavano e che sembravano penetrarmi fino in fondo all'anima. - “Santo Padre, gli dissi, in onore del suo giubileo, mi permetta di entrare al Carmelo a 15 anni!...”.
Certo l'emozione mi aveva fatto tremare la voce, così il Santo Padre si voltò verso Mons. Révérony che mi guardava con stupore e scontentezza, e disse: “Non capisco molto bene“. ... “Santo Padre (rispose il Vicario Generale) è una bambina che desidera entrare al Carmelo a 15 anni, ma i superiori stanno esaminando la questione”. “Ebbene, figlia mia, riprese il Santo Padre guardandomi con bontà, faccia ciò che i superiori le diranno”. Allora, appoggiando le mani sulle sue ginocchia, feci un ultimo tentativo e dissi con voce supplicante: “Oh, Santo Padre, se lei dicesse di sì, tutti sarebbero d'accordo!...”. Mi guardò fisso e pronunciò queste parole calcando la voce su ciascuna sillaba: “Su... su... Entrerà se il Buon Dio lo vuole..”. Il suo accento aveva qualcosa di così penetrante e convinto che mi sembra di udirlo ancora. La bontà del Santo
Padre mi incoraggiava e volevo parlare ancora ma le due guardie nobili mi toccarono cortesemente per farmi alzare; vedendo che ciò non bastava, mi presero per le braccia e Mons. Révérony le aiutò a sollevarmi perché io restavo ancora con le mani giunte, appoggiate alle ginocchia di Leone XIII, e fu di peso che mi strapparono dai suoi piedi. Mentre stavo per essere portata via così, il Santo Padre mi pose la mano sulle labbra, poi la alzò per benedirmi, allora mi si riempirono gli occhi di lacrime ... Le due guardie nobili mi portarono di peso per così dire fino alla porta e là, una terza mi diede una medaglia di Leone XIII...».
[MA, ff. 174-175, Opere complete, cit., 171-177; cf. anche: A. Combes, S.T. de l’E. J., du Jardin des Buissonnets aux pieds de Léon XIII, in Mélanges Cavallera, Tolosa 1948, pp. 471-495].

Delusione e pianto fu la prima spontanea reazione della giovane Martin, ma quasi immediatamente poi si abbadonò completamente nelle mani di Gesù. E così, in breve tempo, vide realizzarsi il suo sogno. Il ricordo affettuoso del Vicario di Cristo continuerà a risuonare nella sua vita di religiosa, tanto da segnare quell’udienza pontificia tra le date più significative della sua esistenza o, come lei le chiamava, le “meravigliose misericordie” divine verso l’ “agnellino” del buon Dio [cf. Opere complete, cit., p. 213, 1231]. Accolse con felicità e somma gioia spirituale la benedizione inviatale dal Pontefice in occasione della sua professione religiosa [Ibid., p. 197, 419, 558] e, sempre grata anche per il gesto di benevolenza di lui verso il suo amato padre durante quella storica udienza ponendo la mano sul suo capo quasi «a segnarlo con un sigillo misterioso» [ibid., p. 177; cf. p. 632], non cessava di pregare secondo le intenzioni «del nostro santo Padre il Papa, sapendo che le sue intenzioni abbracciano l’universo» (Ibid., p. 274).

Passando ora agli interventi di papa Leone XIII a favore dell’Ordine del Carmelo si possono in primo luogo ricordare quelli a riguardo della devozione dello Scapolare.

Per comprendere la portata del primo intervento è bene ricordare che nel 1803 i Redentoristi nelle missioni avevano ottenuto l’indulto di imporre ai fedeli, con unica benedizione e simultaneamente, quattro Scapolari, tra cui quello del Carmine. Con il passare del tempo sorgevano dubbi e questioni affrontate più volte dalla Congregazione delle Indulgenze (1878, 1883, 1885). Finalmente il 27 aprile del 1887 questa Congregazione decideva che lo Scapolare del Carmine richiedeva una imposizione distinta. Dopo l’approvazione esplicita del Papa venne emanato il relativo documento, nel quale si riconosce il posto di distinzione dovuto allo Scapolare del Carmine, per i motivi seguenti: «... la stessa nobiltà dell'origine, la sua larghissima propagazione da molti secoli nel popolo cristiano, i salutari effetti di pietà derivati per suo mezzo e gli insigni miracoli che si asseriscono avvenuti...» e si sottolinea che «da questo modo avverrà senza dubbio che sarà conservata intatta quella del tutto singolare, universale e costante devozione di tutto l'orbe cattolico verso questo sacro scapolare mariano, che quasi per antonomasia si chiama Scapolare, originata legittimamente dal fatto che, come si dice, la pietosissima Vergine ha assicurato di conferire speciali favori, grazie e privilegi a quelli che devotamente porteranno questo suo segno di predilezione...» [De Scapulari B. Mariae Virg. de Monte Carmelo excipiendo a simultanea plurium Scapularium traditione, 27 aprile 1887 in: Acta Sanctae Sedis, 19 (1887), 554-556. Il testo del decreto è riportato pure in Anal.O.Carm., 1 (1909-1910), 181-182; e i voti dei consultori: Ivi, 308-314, 338-344, 369-373].

Contemporeaneamente la suindicata Congregazione delle Indulgenze, emanava in pari data un altro decreto, Monasteriensis de Scapularibus, in cui ne chiariva tredici dubbi, sull’imposizione, benedizione, facoltà, ecc. [Anal. O. Carm., 2 (1911-1913), 97-98; testo dei voti dei consultori: ivi, 133-139, 162-167, 228-234].

Con breve del 16 maggio 1892 lo stesso papa Leone XIII, interveniva ancora una volta sulla devozione mariana dello Scapolare, concedendo il cosiddetto “Perdono del Carmine”, ossia l’indulgenza plenaria da lucrarsi dai fedeli presso le chiese carmelitane il giorno 16 luglio di ogni anno. Si riporta qui di seguito il testo del breve pontificio:
«A perpetua memoria della cosa. Perchè si accresca sempre più la devozione e la pietà dei fedeli verso la Beatissima Vergine del Carmelo, donde possono derivare per le loro anime frutti uberosi e salutari, accondiscendendo benignamente alla pia richiesta del diletto figlio Luigi Maria Galli, supremo moderatore dell'ordine della beata Vergine Maria del Monte Carmelo, abbiamo stabilito di arricchire le chiese carmelitane di uno speciale privilegio. Quindi, basandoci sulla onnipotente misericordia di Dio e sull'autorità dei suoi apostoli Pietro e Paolo, a tutti e singoli i fedeli di ambo i sessi veramente pentiti e nutriti della santa comunione, i quali visiteranno devotamente qualsiasi chiesa o pubblico oratorio tanto dei frati quanto delle monache, sia calzati che scalzi, di tutto l'Ordine Carmelitano, in qualunque luogo esistano, il giorno 16 luglio di ogni anno, giorno nel quale si celebra la festa della Madonna del Monte Carmelo, dai primi vespri alla caduta del sole di tale giorno, ed ivi innalzeranno a Dio pie preci per la concordia dei principi cristiani, per l'estirpazione delle eresie, per la conversione dei peccatori e per l'esaltazione della santa madre Chiesa, concediamo isericordiosamente nel Signore che ogni volta faranno questo, altrettante volte acquistino l'indulgenza e la remissione plenaria di tutti i loro peccati, che si possa anche applicare per modo di suffragio alle anime dei fedeli cristiani, che sono passate da questa vita in grazia di Dio, nonostante la nostra regola e della cancelleria apostolica di non concedere simili indulgenze e nonostante costituzioni e ordini apostolici o altre disposizioni contrarie. La presente lettera ha valore per sempre. Inoltre disponiamo che le copie e gli esemplari della presente Lettera sia stampati che di mano di alcun notaio siano convalidati dal sigillo di persona costituità in autorità ecclesiastica e abbiano ugual fede della stessa Lettera quando siano esibiti. Dato in San Pietro a Roma, con l’anello del Pescatore, il giorno 16 di maggio del 1892, quindicesimo del nostro Pontificato.»
[Acta Leonis XIII, vol. XII, p. 128].

Il nome di papa Leone XIII è poi legato al culto e alla venerazione di alcuni beati carmelitani. Infatti in data al 17 dicembre 1885 si ebbe la conferma del culto prestato al B. Battista Spagnoli detto il Mantovano (1447-1516), celebre umanista chiamato “il Virgilio cristiano” da Erasmo; mentre la conferma del culto della beata Giovanna da Tolosa (sec. XIII-XIV) è dell’11 febbraio 1895. Oltre queste conferme papa Leone XIII firmava il 15 maggio 1900 la lettera apostolica, con cui dichiarava beati due carmelitani scalzi martirizzati nell’isola di Sumatra nel 1638: Dionisio della Natività e Redento della Croce, mentre presiedeva poi la solenne cerimonia della loro beatificazione in S. Pietro il 10 giugno dello stesso anno [cf. Acta Leonis XIII pp., 18, p. 85-94; S. Congregatio pro Causis Sanctorum, Index ac status causarum, Roma 1985, p. 236, 254, 279; Santi del Carmelo, Roma 1974, p. 195, 222, 328].

Altri interventi si registrano da parte della Congregazione dei Riti per regolare i gradi di alcune celebrazioni inserite nel calendario proprio dei due rami del Carmelo. Tra essi si può ricordare il decreto del 31 maggio 1883, con cui si concedeva di elevare a rito di doppio di seconda classe le celebrazioni liturgiche di S. Teresa di Gesù e di S. Giovanni della Croce [cf. Revista Carmelitana, 7 (1882-1883), p. 193]. Ciò giungeva anche quasi a coronamento del terzo centenario della morte di S. Teresa di Gesù, in occasione del quale lo stesso Leone XIII aveva concesso, con apposito breve in data 17 marzo 1882, che nel corso del mese di ottobre di quell’anno si potesse fare,  in tutte le chiese dei Carmelitani Scalzi, un triduo solenne con facoltà di usare in ciascun giorno di esso la Messa propria della Santa. Lo stessa facoltà concedeva, con un rescritto dell’11 luglio dello stesso anno, per la diocesi di Manila, aggiungendo una indulgenza parziale di 20 anni. [cf. Revista Carmelitana, 7 (1882-1883), p. 4-6, 79]. Quanto poi il papa ammirasse la Santa riformatrice del Carmelo, l’espresse nella lettera di congratulazioni che volle inviare il 18 marzo 1883 al padre gesuita Marcel Bouix per la conclusa traduzione in francese delle opere della Santa [cf. Ibid., p. 125].

Tra i cardinali creati da Leone XIII troviamo due carmelitani: il primo, appartenente al ramo antico, è Gioacchino Lluch y Garrida, arcivescovo di Siviglia, nel concistoro del 27 marzo 1882. Il secondo è un carmelitano scalzo: Girolamo Maria Gotti, già nominato dallo stesso papa Leone XIII arcivescovo di Petra il 22 marzo 1882 e nunzio apostolico in Brasile; fu creato cardinale il 29 novembre 1895 col titolo di S. Maria della Scala (2 dic. 1895) e ricoprì l’ufficio di prefetto della Congregazione di Propaganda Fide. [cf. Acta Sanctae Sedis, XIV, p. 385; Eubel etc., Hierarchia catholica, VIII, 30, 38; G: Sicari, Cenni biografici su tutti i cardinali (1198-2001), Roma 2001, p. 117 e 141].

Dal ramo antico dell’Ordine il papa scelse due eccellenti figure come vescovi: il procuratore generale padre Eliseo Giordano, designandolo alla sede di Alghero il 15 marzo 1883, e padre Francesco Maria Raiti, priore del Collegio internazionale di Roma, a quella di Lipari il 22 giugno 1903. Creò vescovi anche i carmelitani scalzi: padre Ferdinando di S. Maria (Giovanni Battista Ossi), vescovo di Massimianopoli il 3 aprile 1883 e trasferito alla sede di Quilion il 14 dicembre 1886; padre Bernardo di Gesù (Filippo Arguinzoniz) a coadiutore con diritto di successione in Verapoly il 14 gennaio 1896 e, con altro breve pontificio in pari data, nomiato pure arcivescovo titolare di Filippi; padre Luigi Maria Benzinger vescovo titolare di Tabe e coadiutore di Quilon il 17 luglio 1900; padre Dionisio di S. Teresa (Alfonso Steyaert) vescovo di Damasco il 15 aprile 1901; il francese p. Giovanni della S. Famiglia (Drure) in Baghdad il 7 novembre 1902; e p. Alessandro di S: Teresa (Zanecchia Ginetti) vescovo di Teramo il 9 giugno 1902 [cf. Eubel etc., Hierarchia Catholica , VIII, 89, 112, 137, 238, 305, 346, 373, 449, 453, 474, 533, 586].  Di quest’ultimo si racconta che papa Leone XIII dicesse: «Fo’ un regalo mandando a Teramo mons. Zanecchia»: e non si sbagliò perché mons. Zanecchia molto operò per la diocesi aprutina, reggendola per 18 anni con mano ferma e cuore vigile. [cf. O. Di Ruzza, Sintesi storico-cronologica della Provincia Romana dei Padri Carmelitani Scalzi, Roma 1987, p. 93].

Inoltre, durante il pontificato di Leone XIII le Oblate Carmelitane di S. Teresa (che in seguito cambieranno il nome in Terziarie Carmelitane di S. Teresa), fondate dalla serva di Dio Teresa Maria della Croce (1846-1910) ricevettero il “decretum laudis” il 13 marzo 1900 [cf. Santi del Carmelo, cit., p. 375]. E infine, il 6 maggio 1901 Leone XIII riceveva in udienza particolare il preposito generale con il suo consiglio e i padri capitolari del capitolo generale degli Scalzi appena conclusosi a Roma, e ad essi rivolgeva un’allocuzione durata un quarto d’ora, come nota la cronaca dell’evento, che ricorda pure le considerazioni fatte in essa dal Papa, con riferimento alle persecuzioni degli ordini religiosi specialmente in Francia, Spagna e Portogallo [cf. El Monte Carmelo, 2 (1901), p. 330-331].

Si ricorda anche che Leone XIII disse un giorno al vicario generale degli Scalzi, p. Dionisio di S. Teresa: «Diffonda e fomenti nel Carmelo lo spirito di preghiera, il che richiede tre cose: mortificazione, silenzio e ritiro. Senza ciò non vi è preghiera e senza preghiera il Carmelo non vale nulla». [De vita religiosa documenta selecta, a cura di Simeone della S. Famiglia, Roma 1967, p. 361, n. 846].

Infine una curiosità: verso la fine del pontificato di Leone XIII una rivista spagnola, La Cruz, pubblicava un catalogo degli antenati del papa, tra i quali recensiva il beato Pietro Pecci, fondatore dell’Ordine di S. Girolamo in Spagna e Alfonso Pecci, vescovo di Jaén, alla cui sede rinunciò nel 1567. E aggiungeva che, secondo una testimonianza, la zia carnale del beato Pecci, donna Mayor Rodríguez Pecci, sarebbe la nonna di S. Teresa di Gesù e quindi questa Santa risulterebbe parente del Pontefice [cf. El Monte Carmelo, 4 (1903), p. 578].

Nel concludere questa nota, si riporta una notizia divulgata il 7 luglio del 1903 da molti giornali editi in Roma: ossia che il giorno prima Leone XIII manifestava a mons. Angeli, che l’assisteva in quel momento, di sentirsi molto male e aggiungeva: «Domani inizia la novena della Madonna del Carmine, verso la quale nutro particolare devozione, ma invece di farla ... morirò». Allora mons. Angeli cercando di sdrammatizzare la situazione ricordava al papa che le preghiere dei devoti della Vergine del Carmelo avrebbero ottenuto la sua guarigione. Al che il papa rispondeva debolmente: «Sarà così, ma oggi mi sento male, molto male...». E le cronache sui giornali nei giorni seguenti aggiungesero altri particolari dai quali risulta che non era questa l’unica volta che nel corso della sua ultima malattia Leone XIII manifestasse la sua devozione alla Vergine del Carmelo. Al cardinale Girolamo Maria Gotti, che lo visitava, parlava della Regina del Carmelo, «la sua Madonna benedetta» e ad uno dei suoi familiari disse: «Facciamo adesso una novena alla Madonna del Carmine, e poi moriremo!».

Nel frattempo, nelle chiese carmelitane di Roma, ove si svolgevano le solenni novene per la festa del 16 luglio, venivano elevate preghiere per il Pontefice, affinché Dio gli concedesse l’invocata guarigione. Nella chiesa di S. Maria in Traspontina, vicina al Vaticano, i fedeli corrisposero più di quanto si sperava, e il 16 luglio, dopo la celebrazione della Messa solenne, eseguita con musiche del maestro Perosi dalla cappella gregoriana diretta dal compositore M. Müller, il P. Alfonso De Rosa pronunciò una fervente omelia che commosse tutti i presenti unendoli nella preghiera alla Vergine del Carmelo per la salute del Romano Pontefice. [Cf. El Monte Carmelo, 4 (1903), p. 590-591].

Il sereno transito di papa Leone XIII avvenne il 20 luglio 1903, mentre nella vicina chiesa di S. Maria in Traspontina  si svolgeva il solenne ottavario che seguiva la festa in onore della Regina del Carmelo e si pregava per lui.
Emanuele Boaga, ocarm