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Home Leone XIII (1810-2010) Mater Misericordiae
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Come Leone XIII anticipò “il giubileo della Misericordia” di papa Francesco

 Si è parlato e si parla dell’eccezionale evento giubilare indetto da papa Francesco con bolla pontificia datato Roma presso San Pietro, 11 aprile dell’Anno del Signore 2015, terzo di pontificato, affermando tra l’altro : “ Gesù Cristo è il volto della misericordia dl Padre; egli mandò suo Figlio  nato dalla Vergine Maria per rivelare  a noi in modo definitivo il suo amore”.

Un Giubileo Straordinario della Misericordia, un evento moderno ispirato sempre alla forte tradizione della Chiesa e che, a volte, sembra coincidere non solo con tematiche suggestive ma anche con insegnamenti quasi profetici di altri pontefici romani. Esistono  celebrazioni giubilari, fuori  dei  canonici 25 anni, ma anche i più rari riferiti al sacerdozio dei pontefici romani: è  il caso di papa Leone XIII, che pur avendo assistito giovanissimo al giubileo  del 1825, non potè lucrare altri anni santi nel 1850 e 1875 a causa degli eventi politici del tempo (la Repubblica Romana del 1848-49 e la presa di Roma del 1870). Proprio questa assenza dei pontefici romani sulla scena mondiale caricò di grande significato i giubilei sacerdotali e episcopali leoniani che furono celebrati con grande pompa in Roma e nel mondo arricchendo la nostra capitale di opere magnifiche (chiesa di san Gioacchino in Prati , chiesa del sacro Cuore in via Marsala e autentiche opere d’arte raccolte anche ai Musei Vaticani da donativi del mondo intero).  

Del nostro  Leone XIII, quel Gioacchino Pecci nativo di Carpineto, si conoscono di più  le grandi intuizioni sociologiche e filosofiche ( “Aeterni Patris”, per la rinascita della filosofia tomistica; la “Rerum Novarum”, il “Diuturnum illud” e  l”Immortale Dei”) , meno importanza si annette  alla sua difesa della religiosità e tradizione cattolica  per le nuove generazioni che andavano incontro ai pericoli della modernità pseudo industriale. Eppure nel suo lungo pontificato (1878-1903)  aveva consacrato il mondo al Sacro Cuore ( “Annum sacrum” );  lo aveva spronato verso  la devozione a san Giuseppe, eletto patrono della Chiesa (Quamquam illud” ); aveva raccordato  le future generazioni attorno ad una forte religiosità mariana e della famiglia attraverso la devozione al santo Rosario ( promulgando diverse  encicliche mariane e cooperando a far  risorgere dalle ceneri Pompei attraverso l’opera benefica del beato Bartolo Longo come testimonia la bella cupola del santuario mariano dove campeggia il papa carpinetano).

Un pontefice costruttore di certezze, un profeta non solo delle questioni sociali ma anche maestro di profondi insegnamenti devozionali della quotidianità cristiana.  Documento e monumento straordinario in Carpineto, la sua piccola patria, la città leoniana per eccellenza: così la chiesa di San Leone Magno, che porta il suo nome, dove campeggia una Madonna del Rosario in trono ai cui piedi prega ginocchioni il vecchio pontefice( opera del pittore Virgilio Monti);  come  la chiesa medievale arcipresbiterale dei santi Giovanni Battista ed Evangelista , che volle trasformare in un tempio del bello e della fedeltà alla Chiesa Romana (anch’essa affrescata dal Monti nel 1889 e senza dubbio l’ opera più riuscita). La chiesa è a pianta basilicale con tre navate, di cui quella centrale absidata. Un elegante fondale architettonico di impostazione classica inquadra la figura della Vergine con Bambino in trono affiancata dai santi Giovani Battista ed Evangelista, ( titolari della chiesa caratterizzati dagli elementi iconografici dell’agnello e dell’aquila) e dai santi apostoli  Pietro e Paolo, i fondamenti della Chiesa di Roma,  a cui il nostro pontefice sembra affidare le sorti della Chiesa universale.
Uno sfondo splendido, quasi un parato musivo d’oro, con  due palme ce cartigli, la colomba dello Spirito Santo raggiante, e un tripudio di cherubini e angeli in preghiera. La scena complessiva a trompe d’oeil è accentuato dalla descrizione minuziosa dl un tappeto cosparso di rose e gigli lungo le gradinate: sono i tradizionali simboli mariani.
Il tema di questa composizione scandito nei suoi caratteri cubitali appare chiaramente dettato nella volontà leoniana:  legare il suo magistero ecclesiastico alla tradizione apostolica temperata attraverso l’ intermediazione dello Madre con il Cristo Bambino benedicente a sorreggere  il mondo.
Appropriato il titolo  dettato da papa Leone XIII:

“VIRGO MATER MISERICORDIAE”.

Un messaggio leoniano che ancora oggi appare in tutta la sua validità tanto che le Suore del Carmelo sant’Anna, custodi da un trentennio di questa antica chiesa arcipresbiterale dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista rinnovandone con amore gli splendori artistici, hanno inoltrato in Vaticano la straordinaria immagine di Maria Madre della Misericordia, nella speranza che papa Francesco conosca questa grande intuizione leoniana facendosene promotore durante lo straordinario Giubileo della Misericordia.

Italo Campagna