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Domenica: pasqua della settimana PDF Stampa E-mail
Educare alla Festa: la domenica, Pasqua del Signore, pasqua della settimana

   Un po' tutti, famiglie e non, constatiamo che durante la settimana abbiamo tanti impegni ed occupazioni di lavoro (quando c'è) e di casa, così da essere spesso affaticati e non aver tempo di coltivare le buone relazioni; la domenica diventa allora l'occasione per “ricrearci”, per ritrovare noi stessi e porci in rapporto con Dio e con gli altri.
   Questo deve essere un tempo diverso dagli altri giorni, così da essere diversi anche noi. E' questione della nostra identità di uomini e di cristiani. Abbiamo bisogno della domenica, che, più che un tempo di riposo per sé o un dovere, è un dono che Dio ci dà per vivere il vero incontro personale con Lui e comunitariamente con i fratelli, primariamente nell'Eucarestia, partecipando alla Messa.
   Perché la Messa? Quali le motivazioni? 
1) Perché ogni domenica riviviamo l'evento di Cristo morto, risorto e presente in noi, è la Pasqua, la memoria viva del suo amore che ci salva, è la gioia di ricevere il cibo della sua Parola e del suo Pane che ci rafforza nel cammino di vita.
2) Questa fede va celebrata con perseveranza nella Chiesa, comunità dei credenti; siamo il popolo di Dio che insieme vive la comunione fraterna e rende attuale la realtà della Pasqua.
3) Rigenerati nella nostra esistenza dal Cristo risorto, ritrovato il vero significato (anche trascendente) della nostra vita, siamo invitati, a vivere, testimoniare l'amore di Cristo nella famiglia, nel lavoro, nel sociale, a servizio dei fratelli. Dalla festa così vissuta nasce il nostro modo di vivere, lavorare, amare il quotidiano.      
  Non siamo certo molto aiutati oggi a cogliere il senso autentico della Pasqua domenicale.
   La famiglia, la Chiesa possono e debbono educare a scoprire questo significato.
   Nella domenica la famiglia può programmare e sperimentare uno stile di vita cristiano fissando, come priorità, la partecipazione alla Messa per rendere lode al Signore insieme con le altre famiglie: anche i bambini piccoli è bene educarli ad essere presenti, perché vivano la loro fede; col crescere poi dell'età i ragazzi vanno a Messa secondo il gruppo di appartenenza. Come educarli? Dando l'esempio e poi insegnando che, come i primi cristiani, non possiamo vivere senza la domenica, abbiamo bisogno di celebrare la Pasqua di Cristo, vivere con Lui e per Lui.   
   Sappiamo che la domenica spesso c'è bisogno di ordinare la casa, curare la “buona cucina”; dobbiamo però conciliare questi impegni con il nostro bisogno di Dio che occupa il primo posto, cercando di evitare il lavoro (se non costretti), e disperderci  in centri commerciali e in acquisti non necessari. Se avremo vissuto bene l'incontro eucaristico, educati alle relazioni fraterne, la grazia e i doni ricevuti ci permetteranno di operare meglio fuori, nelle attività umane.       
   E' molto importante la cura della celebrazione eucaristica da parte di tutti, ministri e laici, per una partecipazione più corale e ministeriale, dando rilievo anche all'abito di festa (sia per i concelebranti, i ministranti che per i fedeli; non serve il fasto ma neppure la sciatteria), alla puntualità, alla disponibilità al servizio (canto, letture, gesti, offerte... ), ad una presenza attiva.
   Del resto è fondamentale impegnarsi per una “bella” celebrazione, curarne il decoro e l'armonia dell'insieme, valorizzando i gesti e i segni. Lo scopo è quello di far cogliere la bellezza della liturgia eucaristica che manifesta la centralità di Cristo, l'amore, la gioia, la fraternità. 
   Il fare festa così vissuto non viene ridotto alla sola partecipazione alla Messa, perché ci permette di orientare la giornata, come conseguenza dell'amore ricevuto, all'esercizio della carità e della fraternità, nel servizio in famiglia ed anche verso i parenti anziani, i malati, i poveri, le persone sole, recandosi a far visita o accogliendo ospiti, per un conforto e reciproco sollievo: tutto ciò dà grande valore al giorno del Signore.
   “E' nel giorno consacrato a Dio che l'uomo comprende il senso della sua esistenza e anche della sua attività lavorativa” (Benedetto XVI, Sacramentum Caritatis n.74)