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Sr Caterina Eletta di san Giuseppe PDF Stampa E-mail
Suor Caterina Eletta di san Giuseppe (1610 – 1655)

Occupa un posto eminente nel monastero dell’Incarnazione del Verbo Divino anche per aver fatto parte del gruppo delle fondatrici. E’ nata a Firenze il 19 gennaio 1610 da Santi e Ottavia Mulinelli, la quale era oriunda di san Miniato al Todesco; al battesimo fu chiamata Caterina. Nella sua famiglia, molto religiosa e di una certa agiatezza, fu educata alla pietà cristiana, alla devozione e all’ubbidienza di cui dava segni non dubbi specialmente verso i genitori.
Stranamente però, fu irremovibile nella sua decisione di monacarsi in opposizione alla loro volontà. Da principio voleva farsi monaca scalza; ma poi, avendo sentito parlare della Madre Evangelista del Giocondo, decise di entrare nel monastero di s. Maria degli Angeli. E mentre ella si estenuava in orazioni e digiuni per riuscire nell’intento, i genitori pensavano al suo matrimonio, poiché “per la sua rara bellezza, modestia e grazia, era da più cavalieri chiesta per isposa”.
La mamma, quando venne a conoscere la strana idea della figlia, non le diede più pace, la sorvegliava continuamente “tenendola sempre sotto gli occhi”; e perfino “la notte la teneva a dormire nel suo letto”. La buona Caterina, “quando la mamma si era addormentata, scendeva pin paino in camiscia  dal letto e, genuflessa, priegava il Signore, il suo angelo custode e l’angelo custode della madre Evangelista, affinché rivelassero alla buona vecchia il suo desiderio”.
Proprio mentre Caterina pregava una di quelle notti, la madre Evangelista si svegliò e rivelò il caso di lei alla sua infermiera, ma non ricordò bene il nome della famiglia di Caterina: mentre richiamò alla memoria il nome del babbo [Santi] per omonimia col titolo della chiesa [Ognissanti] che stava di faccia al monastero, confuse il cognome Lensi con Lonsi: la veneranda Madre era “nonagenaria”, e, “per essergli caduta la goccia” [ictus cerebrale], aveva perso la memoria. Perciò per quante ricerche si facessero, non fu possibile trovare quella famiglia Lonsi.
Se non che un giorno madre e figlia vanno a visitare il corpo di s. Maria Maddalena e, mentre la signora Ottavia si trattenne a parlare da una grata con la priora, Caterina da un’altra potè parlare con altre monache; alle quali manifestò il suo vero cognome, il desiderio di monacarsi in s. Maria degli Angeli e la fiducia che riponeva nelle preghiere della madre Evangelista. Fu concordato che Caterina ritornasse al più presto per passare dieci giorni in monastero, e nel frattempo, si sarebbe “ottenuta la licenza dell’Ordinario”. Infatti ritornò con i genitori per visitare la Santa e, con uno stratagemma, su fatta entrare in clausura. Dalla grata “dichiarò non volere più uscire ed ivi volersi monacare”. Il padre accettò l’esperimento di dieci giorni, ma la madre “piuttosto voleva dargli la maledizione, che tale licenza”.
Trascorsi i dieci giorni, “ritornata a casa, grandi furono le battaglie con le quali dai genitori fu combattuta per distoglierla dal santo proposito”; ma “alla fine anche la signora Ottavia diede il consenso”, sebbene a denti stretti, perché “dichiarò non volere mai più vedere la figlia né parlagli”. E così fece, pacificandosi “soltanto nel 1639 quando, ormai diventata suor Caterina Eletta, la figlia andò a Roma per fondare il monastero dell’Incarnazione”1.

Il 19 settembre 1626 papà Santi fece “deposito di scudi quattrocento di moneta sul Monte di Pietà di Firenze per la monacazione nel nostro monasterio della Caterina; e sono per la limosina e dote di detta, secondo gli ordini .
Il 25 settembre le monache ottennero la licenza dall’arcivescovo per il suo ingresso; il 27 fu fatta la votazione nel monastero e fu accettata con l’augurio “di perfetto e santo fine come è stato buonissimo il principio di santa vocazione”. Il 20 novembre fu esaminata dal can. Lorenzo della Robbia e il 22 dalle mani di Anton Maria Riconesi  “prese il santo abito con molto giubilo e devozione e si esercitò molto nelle virtù sia nel monastero di Firenze come in quello di Roma”  ed ebbe il nome di Caterina Eletta.
Il 4 novembre 1627fu esaminata dal can. Lorenzo Capponi e il 25, festa di santa Caterina d’Alessandria, fece la professione e ricevette il velo dalle mani del Riconesi .
Fu sempre esattissima nell’osservanza regolare e piena di carità e rispetto verso tutte le consorelle, “dalla madre Priora fino all’ultima conversa; con se medesima era severa e penitente, con le altre era madre più che pietosa. Nell’orazione era assidua; insomma, era il ritratto d’una perfetta religiosa. L’officio suo più caro era quello di infermiera, che per più di venticinque anni esercitò, e vi era diligentissima di giorno e di notte; i medici stavano riposati per essere ella molto intendente ed accurata”.
Era per natura “timida”; quando il 24 maggio 1649 fu eletta priora “piangeva amaramente”; e non sarebbe stato possibile farle accettare l’ufficio, “se non fosse stata sforzata dall’ubbidienza”. Anche nel priorato mostrò la sua timidezza e bontà, poiché “mai volle risolvere da sé le licenze, ma diceva di domandarle alla Madre” [Innocenza].
“Si ammalò gravemente tanto che, ridotta al fine di sua vita, con devozione e umiltà prese gli ultimi sacramenti e rese lo spirito suo puro con ogni tranquillità al Signore alle ore 16 del 19 luglio 1655 .

(1)  A.P.G. Post. IV, 40, Vitae, f. 4v.