Skip to content

monasterocarpineto

Home In odore di santità Sr Maria Angelica dell'Amor di Dio
Sr M. Angelica dell'Amor di Dio PDF Stampa E-mail
Suor Maria Angelica dell’Amor di Dio (circa 1650 – 1671)

 Una giovane che nella breve esistenza aveva edificato la comunità, è chiamata da Dio alla gloria del paradiso appena ventunenne: suor Maria Angelica dell’Amor di Dio.
Fu un angelo di bontà e su tutti riversò il suo amore che Dio le aveva infuso abbondantemente con la sua grazia.
Figlia primogenita dei marchesi Girolamo Vitelli e Angela Spada, Anna, così fu chiamata al battesimo, mostrò precocemente forte inclinazione alla devozione e al servizio: in casa affliggeva il suo minuscolo corpicciuolo con penitenze e digiuni, recitava il rosario e altre preghiere. Aiutava la servitù a tenere in ordine la casa, scopando le stanze e rifacendo i letti; aveva cura dei fratellini: quattro maschi e tre femminucce, affinché le donne di servizio avessero la possibilità di soddisfare i doveri di chiesa.
A quindici anni entrò nel monastero dell’Incarnazione per diventare “sposa di Gesù”, come sempre aveva desiderato. Non si sa per quale ragione, prima di essere ammessa al noviziato, fu sottoposta a una prova singolare: le fu detto che non sarebbe stata accettata come corista, ma come sorella conversa; perciò per dare dimostrazione della sua capacità, doveva prestare in cucina tutti i servizi. Ella si stimò felice di questa condizione e, pur essendo “delicata e piccola di statura, faceva le fatiche e facende al pari delle altre”. Secondo l’ordine ricevuto, le consorelle “l’accusavano di ogni minima cosa; ed ella, prostrata a terra, ascoltata le aspre riprensioni, restando tutta confusa. All’ordine di alzarsi, il faceva con mansuetudine, a volto placido e umilmente eseguiva le penitenze imposte”.
Terminata la prova, fu ammessa alla vestizione dell’abito religioso come corista il 14 giugno 1666. mostrò infinita riconoscenza alla religione per essere stata accettata. Il 15 giugno 1667 fu ammessa ai voti solenni e lo stesso giorno fu velata. Con grande gioia spirituale recitava l’ufficio divino; e benché fosse assorta in Dio, era esattissima anche nelle cerimonie: “la presenza di Dio fa le persone svegliate e non balorde, come succede a chi opera a caso”.
“Sei mesi prima di morire ebbe quotidiane febbri e flussioni; alfine si fermò in letto con febbre grande, nel qual tempo dava molta edificazione. Ricevè con divoti sentimenti tutti li sacramenti e, su richiesta del confessore, lasciò alle compagne i ricordi spirituali” 1.
Morì il 21 dicembre 1671.

1) A.P.G., Post. IV 40, Vitae, ff. 7r, 8r.