Skip to content

monasterocarpineto

Home In odore di santità Sr Maria Felice di Gesù Trionfante
Sr M. Felice di Gesù Trionfante PDF Stampa E-mail
Suor Maria Felice di Gesù Trionfante (1638 – 1702)

Viene detta dalla cronista “esemplarissima religiosa”. E’ nata a Firenze il 30 maggio 1638 da Pietro Falconieri e Dianora Del Bene; al battesimo fu chiamata Maria Virginia. Fin dai primi anni fu incline alla pietà e dedita alla pratica delle virtù. Per la sua bellezza la chiamavano “la bella Virginia Falconaria”; e forse con questo appellativo si voleva esprimere la forza d’attrazione esercitata dal falcone. Ma la pia Virginia, fra i dodici e i tredici anni, entrò nell’educandato dell’Incarnazione, dove si era monacata la sorella suor Maria di Gesù Bambino.
Dopo “lunghe e perseveranti istanze” ottenne dai genitori di farsi monaca; nell’espressione della cronista si intravede la loro riluttanza a dare il consenso, forse perché anche la sorella maggiore aveva già preso l’abito religioso. Virginia passò direttamente dall’educandato alla prova, senza voler uscire per alcuni giorni, come era concesso, per dare l’addio ai parenti e al mondo. Terminata la prova, “genuflessa, a braccia piegate sul petto, umilmente priegò una per una le vocali di non mirare li suoi difetti ma si degnassero accettarla al santo abito” che ricevette il 4 maggio 1653 dalle mani del card. Francesco Barberini; la madre fondatrice volle che si chiamasse suor Maria Felice di Gesù Trionfante. Il 5 maggio 1654 lo stesso porporato presiedette la cerimonia della professione solenne e della velazione.
“Per li suoi rari costumi ed ingegno fu impiegata in diversi officij, in particolare di provedere a tempo la comunità”. Per la sua maturità di spirito, mentre era occupata in lavori, “alzava la mente a Dio, e piano si sentiva proferire ‘a gloria vostra Signore’, e subito ripigliava il filo delli conti” e altro.
Non godette mai di una salute robusta, per cui dovè sopportare frequenti indisposizioni e “accidenti”; la dopo vari anni “le sopraggiunse un’altra infermità che la ridusse talmente impotente che la vestivano, ponendola sopra una sedia, del tutto immobile”. Sembra che si trattasse di una forma grave di paralisi, perché la cronista dice che era tutta “rattrattata” da non poter fare nessun movimento; e “se si sforzava alzarsi un poco dalla sedia, cadeva e s’incurvava verso la terra, inclinando la testa tra le ginocchia”.
Da questa grave malattia fu guarita all’istante il 19 marzo 1680 per intercessione di santa Maria Maddalena de’ Pazzi, mentre leggeva una lettera di lei, scritta al fratello, portata il giorno prima dal padre Serafino Potenza che voleva essere sicuro della sua autenticità. Si trovava in monastero il padre confessore, entrato per confessare le ammalate, il quale ordinò una solenne funzione di ringraziamento a cui partecipò la miracolata.
La cronista aggiunge che “questa cara sorella non solo tornò sana dalla stroppiatura, ma da altre sue indisposizioni”. E il fatto dovè destare meraviglia, perché ne fu mandata la descrizione anche alla comunità di Vetralla. E suor Felice “tornò subito alla vita comune sì del coro, che del vitto ed ogni altro ufficio, seguendo con gran fervore sino all’ultima sua infermità”.
Nel 1697 fu eletta maestra delle novizie, ufficio che esercitò con grande suo impegno e frutto spirituale delle sue allieve fino alla morte, avvenuta il 31 maggio 1702 (1).

(1) A.P.G. Post. IV 40, Vitae, ff. 16r-18r.