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Home In odore di santità Sr Paola Maria del Santo Presepio
Sr Paola M. del Santo Presepio PDF Stampa E-mail
Suor Paola Maria del Santo Presepio (1638 – 1662)

Giovane ventiquattrenne è volata al cielo dal Monastero (dell’Incarnazione) l’11 agosto 1662, lasciando nella sua comunità il profumo di elette virtù di umiltà, semplicità e spirito di servizio.
Sembra che sia nata a Roma nel 1638. Il suo padre Carlo Antonio del Pozzo, era commendatore e collocò fin da piccolina questa figlia nell’educandato delle Barberine.
Lei si mostrò sempre incline alla pietà, rispettosa verso tutti e sottomessa alle norme della sua condizione di vita. A quindici anni decise di non voler più vedere il mondo e le sue vanità.
Certo la sua decisione non fu provocata da delusioni di sorta, anzi, la relativa agiatezza familiare poteva darle speranza di un’invidiabile posizione nel mondo.
Sorretta dal pensiero di consacrarsi a Dio nella vita religiosa, manifestò questo desiderio di vestire l’abito carmelitano, ma durante la prova di tre mesi fu colpita da grave infermità, per cui si affliggeva temendo di vedere ritardarsi la vestizione. Pregò tanto e fece pregare per ottenere da Dio la guarigione; e al termine dei tre mesi riacquistata la salute, supplicò in ginocchio tutte le suore di accettarla fra di loro senza rimirare la sua indegnità.
Ricevette l’abito il 5 gennaio 1653 dalle mani del cardinal Francesco Barberini, dopo essersi preparata con insolito spirito e fervore.
La mattina della vestizione era raggiante, poiché credeva di sigillare il suo Santo Sposalizio con Cristo. Passò l’anno del noviziato crescendo di virtù in virtù ed emise i voti nelle mani della priora nella festa dell’Epifania del 1654; nella medesima cerimonia fu velata dalle mani del suddetto cardinale.
Nell’esercizio della vita religiosa prediligeva il silenzio e la ritiratezza, in cui appagare la sua sete di orazione e di unione con Dio. La professione la metteva a pieno servizio della comunità, che ella adempì con grande perfezione in ogni officio a cui fu chiamata. Forse, tra gli altri, ebbe una preferenza per l’ufficio di infermiera, perché poteva recare il suo conforto alle consorelle ammalate, in cui vedeva per fede le membra sofferenti di Cristo. Nella loro assistenza non si risparmiava minimamente, “né faceva conto alcuno di se stessa, né d sua fatica”; e “per il suo buon tratto tutte l’amavano e la desideravano”.
Ebbe un presentimento della sua prossima fine: si preparò all’incontro con Dio mediante la confessione generale e l’esercizio più intenso dell’unione a lui. Il primo agosto si ammalò gravemente e, per dieci giorni, sopportò con pazienza ammirevole i medicamenti soliti ad applicarsi, a quel tempo per debellare “la febbre maligna”. Munita dei sacramenti, morì consolando le consorelle e chiedendo preghiere per il suo riposo eterno. Fu sepolta nella cappella provvisoria in attesa che fosse completato il cimitero del monastero dove, in seguito, il suo corpo fu trasportato” (1).


 1) A.P.G. Post. IV, 40, Vitae Servorum Dei Carmelitarum…, raccolte dal P. Serafino Potenza, ff. 4 rv.