Skip to content

monasterocarpineto

Home In odore di santità Sr Teresa della Madre di Dio
Sr Teresa della Madre di Dio PDF Stampa E-mail
Suor Teresa della Madre di Dio (1621 - 1678)

Un esempio sublime di umiltà lasciò alle consorelle suor Teresa della Madre di Dio. Con tutta probabilità è nata a Ravenna nel 1621, da Francesco Rasponi, nobile cittadino ravennate, e da Clarice Vaiani. Al battesimo fu chiamata Francesca. Era imparentata con le due fondatrici Barberini: viene detta espressamente loro “cugina”, perché la mamma Clarice “era nipote di donna Costanza Magalotti cioè figlia di una sua sorella carnale” ; altrove invece, viene detta “nipote cugina” , cioè cugina in secondo grado.
E’ rimasta orfana di padre in tenera età. A undici anni, quando entrò nel monastero fiorentino di s. Maria degli Angeli, la mamma il 20 agosto 1632, fece deposito di quattrocento scudi per la sua dote a nome degli eredi del sig. Francesco, che viene detto “buona memoria”. Ma per entrare in monastero a undici anni le fu necessaria “la licenza dell’arcivescovo di Firenze e del suo Vicario; la qual grande facoltà hanno conceduto a petizione di donna Costanza Magalotti per sua lettera scritta di propria mano per essere della Francesca sua pronipote” .
L’8 settembre fu accettata con votazione della comunità, il 28 gennaio 1633 fu esaminata dal can. Giuliano della Fonte sulla vocazione; e il 2 febbraio, festa della Purificazione di Maria, ricevette l’abito religioso dal can. Ludovico Arrighetti, confessore del monastero, e il nome di suor Teresa della Madre di Dio. Il 24 ottobre 1636 fu esaminata dal can. Carlo Altoviti e il 28 dicembre emise la professione solenne e ricevette il velo nero per mano del medesimo canonico. La lunga prova di tre anni fu necessaria perché la giovinetta non aveva ancora l’età canonica per emettere i voti.
La sua vita fu un modello di umiltà: “pareva avesse succhiato col latte tutte le virtù, la prudenza e scienza dei santi; con tutto ciò era nel suo interno così umile e aveva così bassi sentimenti di se stessa che godeva di vedersi non stimata e posposta negli uffici alle altre”. Una volta fu messa sotto-sagrestana alle dipendenze di una giovanissima da poco tempo professa, alla quale stata soggetta come una novizia alla maestra.
Raccomandava caldamente l’umiltà anche al suo fratello card. Cesare:   lo consigliava di eleggere in conclave colui che avrebbe retto la chiesa a gloria di Dio e a beneficio delle anime; gli raccomandava di non ambire al papato ma, qualora fosse eletto, di avere a cuore solo Dio, la chiesa cattolica, la salute delle anime e della propria. E il cardinale confidò “al confessore del monastero che andava volentieri da sua sorella, perché sempre più ne restava edificato, che perciò l’amava teneramente”.
La madre Teresa desiderava vivere nella santa povertà; per questo rammendava da sé le sue vesti che le duravano a lungo. Soleva ripetere quanto diceva la madre Fondatrice: “se ogni giorno da ciascuna religiosa si risparmiasse quanto un quattrino, alla fine del mese sarebbero pure trenta quattrini…che potrebbero essere dati alli poveri; o sarebbero pure sei pagnotte al giorno”.
Nel 1644 fu eletta vicaria per completare il triennio della madre Innocenza ammalata; successivamente fu eletta priora per due trienni. Sulla fine della vita fu colpita da idropisia che sopportò con rassegnazione per sette mesi; anzi soleva dire di accettarla volentieri per scontare “i molti mali fatti nei sette anni” in cui fu superiora. Morì il 27 settembre 1678.(1)

(1) A.P.G. Post. IV, 40, Vitae, ff. 8r-9r; A.G.C., Narrazione ossia informazione, ff. 40 rv.