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Ultimo Angelus di Papa Paolo VI (non recitato)

Paolo VI, «la dolce e confortante gioia di evangelizzare»
Il 6 agosto abbiamo ricordato il 35° anniversario della morte di Paolo VI,
che avvenne nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo.
Era una domenica sera e quel giorno papa Montini non riuscì per le sue condizioni di salute a recitare la preghiera dell’Angelus.

Dopo il ricordo dei cinquant’anni dell’elezione di Giovanni Battista Montini, lo scorso 21 giugno,
ecco il tempo per la memoria di Paolo VI, morto trentacinque anni fa, a Castel Gandolfo,
la sera del 6 agosto 1978, festa della Trasfigurazione, giorno in cui recitò l’ultimo Angelus in cappella
«per tutti i fedeli della Chiesa», sorretto in piedi dai collaboratori non potendo nemmeno a star seduto per il dolore,
pur avendo preparato uno scritto che non riuscì a pronunciare alla presenza dei pellegrini,
ma rimasto come suo ultimo dono e sul quale è utile tornare oggi.

Vi si legge di «[…]
Quel corpo, che si trasfigura davanti agli occhi attoniti degli apostoli» che «è il corpo di Cristo nostro fratello,
ma è anche il nostro corpo chiamato alla gloria».
E ancora: «Siamo chiamati a condividere tanta gloria, perché siamo “partecipi della natura divina” (2 Petr. 1, 4).
Una sorte incomparabile ci attende, se avremo fatto onore alla nostra vocazione cristiana:
se saremo vissuti nella logica consequenzialità di parole e di comportamento,
che gli impegni del nostro Battesimo ci impongono».
Non dimenticando nello stesso testo «quanti soffrono»:
«i disoccupati, che non riescono a provvedere alle crescenti necessità dei loro cari con un lavoro adeguato alla loro preparazione e capacità;
gli affamati, la cui schiera aumenta giornalmente in proporzioni paurose;
e tutti coloro, in generale, che stentano a trovare una sistemazione soddisfacente nella vita economica e sociale...».