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Solennità della Beata Vergine del Monte Carmelo (16 luglio 04) Anno del XXV di fondazione Sua Em.za Card. Edmund Casimir Szoka

Mie care Sorelle,
le mie prime parole sono parole di saluto e di augurio a tutte voi, mentre celebrate la vostra festa più grande, nostra Signora del Monte Carmelo. Vi sono grato di avermi invitato a celebrare questa giornata speciale insieme a voi. In un modo o nell’altro, durante la mia vita, ho avuto sempre contatto diretto o indiretto- con le Suore Carmelitane. Sono nato a Grand Rapids (Michigan), negli Stati Uniti nel 1927.

In quella zona, molti anni prima, era stato fondato un monastero carmelitano. Sono stato ordinato per la Diocesi di Marquette in Michigan, dove c’era anche un monastero Carmelitano fondato poco prima.Quando sono stato nominato primo Vescovo della Diocesi di Gaylord, nel 1971, ho trovato anche là, un monastero Carmelitano. Per una particolare coincidenza, la chiesa parrocchiale di Gaylord, scelta come cattedrale, chiamata Santa Maria, aveva come vero titolo quello di Nostra Signore del Monte Carmelo. Più avanti ho fatto costruire una nuova cattedrale, conservando il titolo di Nostra Signora del Monte Carmelo, anche se la gente continuava a chiamarla Santa Maria.
 

Quanto sono stato nominato Arcivescovo di Detroit, ho trovato anche lì un monastero di Carmelitane. Ho sempre chiesto alle Carmelitane di pregare per me ed il mio ministero sacerdotale e sono sicuro che, grazie alle loro preghiere, loro hanno condiviso con me il mio ministero. Sono certo che voi conoscete meglio di me la storia delle Carmelitane. Comunque vorrei sintetizzare quello che io so della storia. Ricordo che frequentemente le sorelle si riferivano al loro Padre Elia, ma non sapevo bene il perché.

La ragione, evidentemente, è il fatto che un gruppo di eremiti cominciò a vivere una vita monastica sul Monte Carmelo, in Terra Santa. Il Vescovo di Acri scriveva nell’anno 1216:Alcuni monaci conducevano una vita solitaria in monasteri ‘alveari’ con camere singole, come api del Signore, producendo il miele di spirituale dolcezza. Il loro modello era l’uomo solitario e solo, il Profeta Elia. E’ sul monte Carmelo che Elia ha sfidato e vinto i profeti pagani di Baal. Nell’anno 1226 il Papa Onorio III approvò la regola carmelitana. Nel 1986 ho visitato la Terra Santa. E’ stata la mia prima ed unica visita.
 

Mentre ero lì, ho visitato il monte Carmelo. All’interno della chiesa è ancora conservata la caverna dove si dice che dormisse Elia. Dal tredicesimo secolo in avanti ci sono testimonianze di donne che prendono il velo ed io voti secondo la regola carmelitana. Comunque l’istituzione ufficiale delle monache carmelitane risale alla Bolla Papale di Nicolò V del 1452. Sono sicuro che conoscete l’episodio, riferito dalla tradizione, anche se non storicamente provato, di san Simone Stock, a cui si dice che sia apparsa Nostra Signore che teneva in mano lo Scapolare dell’Ordine e che gli avrebbe detto:Questo sarà un privilegio per te e per tutti i carmelitani; chi morirà con quest’abito sarà salvato. Ho pensato che dovrei chiedervi lo scapolare per poter morire indossandolo ed assicurandomi così la salvezza eterna. Questa bella tradizione potrà avere un significato reale solo se ci ricordiamo quello che è attualmente la vita di una carmelitana.

La vita e l’opera di una carmelitana è esclusivamente una vita di preghiera e di penitenza. Non c’è un apostolato attivo perché le monache si dedicano a pregare per l’opera della Chiesa e la santificazione dei sacerdoti. Care sorelle, per molte persone, la vostra vita sembra facile, così tranquilla, così pacifica. Questi sono tentati di pensare che la vita contemplativa sia facile. Ma noi sappiamo bene che non lo è. E’ una vita difficile e segnata dalla disciplina, dove la regolarità è di grande aiuto alla contemplazione, ma a volte potrebbe anche essere un peso. Vivendo molto vicino ad altre sorelle, anno dopo anno, potrebbe anche essere una fonte di tensione e di penitenza. In una comunità chiusa, le piccole cose sono, a volte, ingrandite. Non è sempre facile mantenere una prospettiva equilibrata.

Con l’andare del tempo, comunque, la più grande penitenza, nella vita di una carmelitana, che ha progredito nella contemplazione, è il dolore della separazione, la incapacità di diventare completamente una cosa sola con Cristo, la meta che può essere raggiunta solo in cielo. Il breve brano del Vangelo di oggi è ricco e pieno di significato per voi. Quando Gesù era appeso alla croce, gli unici che gli erano vicini nel suo dolore e nella sua agonia erano sua Madre, l’Apostolo Giovanni, la sorella di sua Madre, Maria moglie di Cleofe, e Maria Maddalena. Nessuno degli apostoli era lì, nessuno dei settantadue discepoli era lì. Nessuno di coloro che Gesù aveva curato era lì, nessuno di coloro che egli aveva sfamato era lì. Oltre a Giovanni, c’erano solo le donne.

Durante la vita pubblica sentiamo parlare degli Apostoli, dei discepoli, di altri uomini. Raramente si sente parlare delle donne. Ma essere erano sempre presenti, per provvedere alle necessità di Gesù. Ho sempre creduto che le donne sono le più leali, le più affettuose e le più fedeli discepole di Gesù. Raramente vengono riconosciute pubblicamente, ma sempre sono vicine, sempre leali ed affettuose. Ho partecipato a molte grandi Messe e celebrazioni liturgiche, ma ho sempre notato che la maggioranza dei presenti erano donne (anche qui oggi a questa celebrazione). Le donne sorreggono la Chiesa.

Il Sacerdote ordinato è essenziale per la vita della Chiesa, perché rappresenta la persona di Cristo sacerdote, che predica il Vangelo, amministra i Sacramenti, e specialmente celebra la Santa Eucaristia. Allo stesso tempo, è stata Maria, nostra Madre, che ha dato a Gesù la sua natura umana. Negli ultimi momenti della sua vita, quando soffriva terribilmente, Gesù ha dato a noi come nostra Madre la sua stessa Madre.

E’ lei che continua ad intercedere per noi con l’amore di una Madre. Ed è solo una donna, nubile o sposata, che conosce il significato dell’amore di una madre. Il vostro amore l’amore materno per i sacerdoti- è il vostro grande dono alla Chiesa. Senza di voi, ed altre come voi, che sacrificate la vostra vita nella solitudine, nella preghiera e nella penitenza, il ministero sacrificale di Cristo, Sommo Sacerdote, secondo la mia umile e personale opinione, non potrebbe andare avanti, come deve, in questo mondo.

In questa vostra giornata di festa, vi esprimo a nome mio e di tutti i sacerdoti, la nostra gratitudine per il vostro amore e la vostra cura per noi, che riflette l’amore della Madre di Gesù, nostro Signore e Salvatore.

Sua Em.za Card. Edmund Casimir Szoka,

Presidente Governatorato Città del Vaticano