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IV Centenario PDF Stampa E-mail

Omelia del Cardinale Agostino Cacciavillan
al Carmelo Sant’Anna di Carpineto Romano,
Solennità di Pentecoste, Messa vespertina della vigilia,
26 maggio 2007, a 400 anni dalla morte di
Santa Maria Maddalena de’ Pazzi


Questa sera e domani è Pentecoste. Nella Messa di domani avremo il racconto degli Atti degli Apostoli 2, 1-11. Lo preannunciò 400 anni prima il profeta Gioele (3, 1-5, prima lettura; citato da Pietro negli Atti degli Apostoli 2, 16): ci sarebbe stata un’effusione dello Spirito Santo, donato a tutti gli uomini. Gesù (vangelo Gv 7, 37-39) lo promise ad alta voce, come un evento ormai imminente, parlando di acqua ma riferendosi appunto allo Spirito, che sarebbe disceso dopo la sua risurrezione e ascensione al cielo: i credenti in lui riceveranno lo Spirito Santo. San Paolo ai Romani (8, 22-27, seconda lettura) parla dello Spirito che viene in aiuto alla nostra debolezza e intercede affinché possiamo crescere nella vita cristiana secondo i disegni di Dio.
Noi ora celebriamo lo Spirito Santo e Santa Maria Maddalena de’ Pazzi. E’ una combinazione
estremamente appropriata. Lo vedremo più avanti. Intanto desidero iniziare con un sottotitolo “Centenari e suore giovani”.
L’anno scorso sono stati 100 anni dalla morte della Beata Elisabetta della Trinità, O.C.D., francese; aveva 26 anni, essendo nata nel 1880.
Più giovane fu Santa Teresa di Gesù Bambino, O.C.D., francese, nata nel 1873 e morta nel 1897, a 24 anni.
Un’altra celebre giovane è Santa Caterina da Siena, terziaria domenicana (1347-1380), morta a 33 anni.

Fu il nome di battesimo di Santa Maria Maddalena de’ Pazzi, che sempre la considerò sua patrona e
modello.
Suo speciale patrono fu anche Sant’Agostino, grande Vescovo e Dottore della Chiesa (354-430; Maria
Maddalena lo chiamava il suo “babbone”), il quale incise sul cuore di lei nel 1585 alcune frasi come
programma di vita spirituale: “Verbum caro factum est”, “Sanguis unionis”, “Puritas coniunxit Verbum ad Mariam et Sponsum ad sponsam”.
Patrona della nostra Santa fu altresì la Beata Suor Maria Bagnesi (1514-1577), terziaria domenicana, che desiderava ardentemente entrare nel Carmelo di Santa Maria degli Angeli, ma la salute non glielo permise.

Venne peraltro tumulata in quel monastero, e per sua intercessione la giovane Maria Maddalena nel 1584 (novizia di quello stesso monastero dal 1583) ottenne la guarigione da una grave malattia.
Naturalmente nella sua spiritualità carmelitana tenevano un posto precipuo Maria Santissima e San
Giuseppe. Nella magnifica chiesa dei Carmelitani alla Traspontina, Roma non può mancare una cappella di Maria Maddalena de’ Pazzi, e la pala dell’altare raffigura la Trinità, la Madonna, San Giuseppe e la nostra Santa.
Di Santa Maria Maddalena de’ Pazzi celebriamo ora i 400 anni dalla morte. Morì il 25 maggio 1607 all’età di 41 anni.
Interessante che l’eccezionale esperienza delle sue estasi fu concentrata tra gli anni 1584-1591, quando aveva solo 18-25 anni di età.
Nata a Firenze il 2 aprile 1566 dalla nobile famiglia de’ Pazzi, vestì l’abito carmelitano, prendendo il nome di Maria Maddalena, il 30 gennaio 1583. Le estasi cominciarono l’anno dopo. Tre di esse riguardano la passione di Gesù; ebbero luogo negli anni 1584, 1585, 1592. Ciò che diceva durante il rapimento o ne disse poi Maria Maddalena, fu messo per iscritto da qualche consorella. Una nuova edizione è stata curata
l’anno scorso dalle nostre Monache del Carmelo Sant’Anna in Carpineto Romano.


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Le nuove Costituzioni delle nostre Carmelitane furono approvate dalla Santa Sede il 25 maggio 1988, festa di Santa Maria Maddalena de’ Pazzi: lo sottolineò il Priore Generale dell’Ordine dei Carmelitani nella lettera di presentazione alle Sorelle nel Carmelo. Nelle Costituzioni non si manca di citare qualche frase di Santa Maria Maddalena. Così al n. 15: “Le Carmelitane sono condotte ogni giorno «a essere piantate ancor più, ncor meglio, più intimamente nell’Umanità di Cristo»”; “«La religione è luogo sacro che rappresenta il collegio apostolico» nel servizio vicendevole, nella fedeltà al progetto comune e nella riconciliazione animata dalla carità di Cristo”.
Della nostra Santa si legge anche (n. 20): “Santa Maria Maddalena de’ Pazzi segnò il già centenario
monastero di Firenze, «habitacolo di Maria», con la sua impronta di fuoco, e «con la pienezza della sua vita fu un’affermazione continua e incalzante della grandezza e gratuità dell’amore di Dio»”.


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A Santa Maria Maddalena si dà il titolo di Serafina del Carmelo.
Serafina perché la forte caratteristica della sua personalità, della sua vita, della sua spiritualità è l’amore, e i Serafini sono gli angeli dell’amore  ardente, dell’ardore amoroso: quelli, tra gli angeli, che più amano Dio o che più e meglio esprimono l’amore angelico a Dio.
Serafina del Carmelo perché prima di lei c’era stato San Francesco di Assisi (1182-1226), “tutto serafico in ardore” (Par XI, 37). I Francescani ebbero anche il Dottor Serafico in San Bonaventura (1218-1274), e sono chiamati l’Ordine Serafico. Dante mette vicino a San Francesco San Domenico, “per sapienza in terra fue di cherubica luce uno splendore” (ibidem, 38-39). I Cherubini sono gli angeli della scienza. E Maria Maddalena aveva anche scienza, segnatamente conoscenza della religione e delle cose di Dio. Quando andava nella villa di campagna della sua famiglia insegnava alle fanciulle, figlie dei contadini, il catechismo.
Più tardi nel monastero fu maestra, cioè istruttrice e formatrice delle giovani aspiranti e delle novizie, e come tale dedicava tempo alla lettura, allo studio. Attingeva soprattutto alla liturgia, e cioè la Santa Messa e il breviario. I testi liturgici, che comprendono anche la Parola di Dio, Sacra Scrittura, sono ricchi di dottrina.
Ci fu però per lei un singolare, straordinario modo di apprendere, di crescere nel sapere delle cose di Dio (la teologia): le estasi. E da quanto ne hanno trascritto le consorelle si possono ricavare i tratti della dottrina, della scienza teologica e spirituale della nostra Santa: la sua visione teocentrica e cristocentrica, la Santissima Trinità e l’amore divino che è all’origine della creazione e della redenzione, in sostanza una teologia dell’amore; e in questo quadro trovano il loro posto anche la Vergine Santissima, la Chiesa, la Parola di Dio e l’Eucaristia.
Ho parlato dei Francescani e dei Domenicani, pure perché di quei due Ordini Santa Maria Maddalena ebbe conoscenza ed esperienza. Una sua ava, dal nome Caterina, era stata monaca francescana
(Moschetti-Secondin, pag. 19), e la nostra Santa, volendo entrare in convento, poteva scegliere a Firenze tra le Clarisse, le Domenicane e le Carmelitane. Interessante il fatto che essa ebbe contatti con varie spiritualità, e ai predetti Ordini si aggiunse quello della Compagnia di Gesù.
Accanto all’amore in Santa Maria Maddalena c’è la sofferenza. L’uno e l’altra si alimentano reciprocamente.

Al centro Dio, la Santissima Trinità e il “Verbo umanato”. Qui anche il suo grande amore all’Eucaristia (uno dei motivi per cui preferì entrare nel Carmelo di Santa Maria degli Angeli, anziché in monasteri di altri Ordini, fu che colà le monache potevano ricevere l’Eucaristia tutti i giorni). E dall’amore verso Dio scaturiva il suo amore ai poveri, alle consorelle (circa 80 nel monastero) e alla Chiesa, per la cui riforma scrisse dodici lettere: al Papa, a Cardinali, a religiosi e a religiose.


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Morì il venerdì 25 maggio 1607 verso le 3 del pomeriggio, l’ora e il giorno della morte di Nostro Signore. Quel venerdì era l’indomani della solennità dell’Ascensione. Quest’anno il 25 maggio, ieri, coincide con la solennità di Pentecoste.
Dall’8 giugno 1585, vigilia di Pentecoste, al 15 giugno, vigilia della Santissima Trinità, Maria Maddalena ebbe continuamente, giorno e notte, le estasi, appunto, dei “Giorni dello Spirito Santo”, raccolte nel libro “Revelatione e Intelligentie”.  
Un anno prima, il 27 maggio 1584, solennità della Santissima Trinità, aveva emesso i voti, e in quel giorno iniziarono estasi che continuarono per quaranta giorni ogni mattina dopo la comunione. Le abbiamo nel libro “Quaranta Giorni”.
Nei “Giorni dello Spirito Santo” del 1585 la giovane de’ Pazzi (aveva 19 anni) riceveva lo Spirito Santo
sotto forme diverse, per esempio nube o colomba, forme che troviamo anche nella Sacra Scrittura.
Dal 1585 al 1590 la Santa esperimentò sofferenze e purificazioni (la grande prova “nel lago dei leoni”) in unione con la passione di Cristo (se ne parla nel libro intitolato “Probatione”), ma a Pentecoste del 1590 si ripetono per tre giorni estasi e visioni con la presenza dello Spirito Santo che essa accoglie sotto forma di dardo d’amore (cfr. Moschetti-Secondin, pp. 64-66).
Anche nelle solennità di Pentecoste del 1591, 1592, 1594, 1604 ebbe estasi con lo Spirito Santo: Suor
Maria Maddalena riceve lo Spirito (pag. 67), abbraccia lo Spirito che la illumina e la trasforma (pag. 67), a lui rivolge una stupenda preghiera (pp. 68-69), da lui viene fortificata nella volontà, nell’intelletto, nella memoria, nei desideri e nei sentimenti (pp. 72-73), e di lui scrive: “Questo divino Spirito è amore e ricerca amore, onde non si posa in quei cuori che non amano e non operano puramente per Dio” (pag. 86); “Vedevo lo Spirito Santo stare in continuo moto, per dire a nostro modo, non però che egli si movesse donde era; ma vedevo che esso continuamente mandava razzi, frecce e saette d’amor puro nei cuori delle creature” (pag. 12 della Lettera del Priore Generale).
In uno di quei momenti di estasi rivive misticamente la discesa dello Spirito Santo, e dall’amore dello e allo Spirito così parla dell’amore alle consorelle, alle novizie che essa deve formare: “Il mio Verbo tiene nella sua man sinistra un campanuzzo… Vuoi per questo che io intenda che devo eccitare le spose tue alla perfezione alla quale ci hai elette. Ma vuoi che il campanuzzo dia un sonoro suono e non faccia fracasso, perché devo avvisare e favellare con dolcezza e mansuetudine, e non con asprezza, giovando più assai il parlare mansueto e dolce che l’aspro e severo. Lo tieni dalla man manca che è il lato dove sta il cuore, per mostrarmi che le parole che io dirò hanno a procedere dal cuore, dico da uno intrinseco amore di Dio e del prossimo, e non ho a dir cosa che prima in me stessa non abbia operata” (pag. 80 di Moschetti-Secondin,  pag. 15 della conferenza di Secondin).
Nell’ultima estasi dei “Giorni dello Spirito Santo” Maria Maddalena vede l’anima come trinità (trinità creata),  cioè: come Dio comunica se stesso nel “circolo della Trinità”, così nell’anima “nasce la comunicazione, cioè comunica i doni e le grazie ricevute da Dio ai suoi prossimi, perché insieme ne partecipino e ne faccian frutto” (Secondin, conferenza, pag. 16). C’è una dimensione del comunicare che l’anima vive nascostamente, partecipando per grazia alla funzione che ha il Verbo di comunicare lo Spirito: “Manda il Verbo lo Spirito Santo. Ed anche l’anima lo manda insieme al Verbo quando aspirando e attraendo lo Spirito in sé, lo va poi infondendo per inspirazione nell’altre creature che sono adatte a riceverlo” (ibidem. In entrambi i casi Secondin cita da “Revelatione e Intelligentie”).


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Lo Spirito Santo –che è Spirito di amore, l’amore stesso tra il Padre e il Figlio in seno alla Santissima
Trinità– ha dato alla nostra Santa una comprensione profonda dell’intimo rapporto esistente tra l’amore divino e l’amore del prossimo, nei quali –ci ha insegnato Gesù– c’è tutta la legge e i profeti. Massimo comandamento già nel Testamento Antico, poi confermato e potenziato nel Nuovo dall’amore del Verbo Incarnato e dallo Spirito Santo che Gesù ci ha inviato. Comandamento–Parola di Dio che dopo secoli di tanta rivelazione (Ebrei 1,1: “Dio aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti”) è “il Verbo abbreviato”, come ci spiegò il Papa Benedetto XVI nell’omelia della notte di Natale 2006. E nella sua prima Enciclica, “Deus caritas est”, recante la data del Natale precedente 2005, egli perfettamente sintetizza (n. 18): “Amore di Dio e amore del prossimo sono inseparabili, sono un unico comandamento. Entrambi però vivono dell’amore preveniente di Dio che ci ha amati per primo”.
Termino con alcune invocazioni della preghiera di Santa Maria Maddalena allo Spirito Santo, a cui ho
accennato sopra: “O Spirito Santo, poiché sei tutta purezza, io non ardisco chiedere che Tu venga in me…
So di non essere capace di riceverti, ma considerando che sei Tu colui che rende possibile il riceverti al cuore che ti desidera, ti desidero dalle profondità della mia vita… Tu a tal punto vuoi comunicarti che senza fine aspiri a ispirarci. Con amore prego voi tutti, spiriti beati, …che preghiate lo Spirito Santo perché venga ad abitare in me e in tutte le altre figlie di Maria. Chiedendo Te, Spirito Divino, intendo ricevere tutta la Trinità. Vieni, Tu che discendendo in Maria hai fatto incarnare il Verbo e fa in noi per grazia quello che hai operato in Lei per grazia e per natura. Vieni, Tu refrigerio gioia e nutrimento delle anime nostre. Vieni, togli tutto quel che in me c’è di mio e infondi in me solo quel che è tuo”.


Allora la Santa pregava anche per le sorelle, menzionate espressamente e ripetutamente con tanto amore. In questa Pentecoste del 2007, 400esimo anniversario della sua morte, essa intercede per loro e per tutti noi, per l’intera Chiesa e il mondo.

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Indicazioni precise su alcune pubblicazioni citate nell’omelia:
“…come un agnello condotto al macello (Is. 53,7), La passione di Gesù in santa Maria Maddalena de’

Pazzi”, a cura delle Monache Carmelitane del Carmelo S. Anna in Carpineto Romano (Rm), Graphe.it

Edizioni, 2006.
Paola Moschetti – Bruno Secondin, Maddalena de’ Pazzi mistica dell’amore, edizioni paoline, 1992.
Joseph Chalmers, O. Carm., L’amore di Cristo sorpassa ogni conoscenza, Santa Maria Maddalena de’
Pazzi, Lettera del Priore Generale alla Famiglia Carmelitana in occasione del IV centenario della morte di Santa Maria Maddalena de’ Pazzi, 14 novembre 2006, edizioni carmelitane, Roma.
Bruno Secondin, Santa Maria Maddalena de’ Pazzi, Una mistica che sa ascoltare e annunziare, Graphe.it Edizioni, 2007; conferenza del 21 ottobre 2006 al Carmelo S. Anna in Carpineto Romano.