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Omelia Vescovo: M. Elvira PDF Stampa E-mail
Esequie di Madre Maria Elvira
Carmelo di Carpineto Romano  12 giugno 2012
OMELIA

Sicuramente Madre Maria Elvira in questo momento starà davanti a quella splendida cattedrale e al quel trionfo di luce che è il Paradiso di Dio. Al termine del viaggio starà guardando la fiaccola che ha avuto tra le mani e che le è servita in questi anni per andare avanti e guidare, custodendole, tante persone. Il gesto di spegnerla con umile riconoscenza e con il cuore gonfio di gioia dice che ormai la fede è arrivata a casa: “Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino” (Sal 118,105). La luce della Parola e la fede che sostiene la speranza sono servite non a togliere la notte, ma ad attraversarla. Questa nostra sorella, ricca di anni e di opere buone, è ormai faccia a faccia con il Signore che la conduce alle sorgenti della vita.
Ricorro alla liturgia e alla splendida catechesi di Benedetto XVI durante la veglia pasquale di quest’anno per offrirvi un’immagine bella della vita, della vocazione e del servizio di questa nostra sorella. Nell’omelia della Veglia pasquale il S. Padre, all’interno di una ricco “excursus” sulla luce nella storia della salvezza, ha individuato nella discreta e silenziosa presenza del cero pasquale un simbolo molto eloquente della vita cristiana. Non dubito che possa essere questa una significativa immagine della vita dei credenti e, soprattutto, di Madre Maria Elvira. “Il cero pasquale – aveva avuto modo di dire Papa Benedetto – è una luce che vive in virtù del sacrificio. La candela illumina consumando sé stessa. Dà luce dando sé stessa”.
    Possiamo rileggere umilmente la vita di Madre M. Elvira, avvicinandoci ad essa con discrezione e senza pretesa di esaurire il mistero di  una persona. All’inizio della Messa è stata letta una “scheda” della sua esistenza. Dio solo ne conosce la trama profonda. Egli guarda il “cuore” delle persone.
Il Vangelo ci offre tuttavia una certezza e una “guida di lettura”, “un codice di interpretazione” per discernere i segni della presenza di Dio nel tessuto di una intera vita.
    Prima di tutto una certezza. La vita di questa sorella che affidiamo al Signore e al Suo amore non è incominciata per caso … e non è stata guidata da un destino cieco: è stata pensata, desiderata, voluta, attesa da Dio. Dio ha accompagnato Madre M. Elvira sempre. Ha ispirato, sostenuto le sue iniziative. Tutto è stato “grazia” in questa vita: non soltanto i momenti di Tabor e di luce, ma anche i momenti difficili, i momenti della malattia, della sofferenza, dell’abbandono delle forze. Quando celebriamo le esequie non lo facciamo per intessere l’elogio dei defunti, non tanto e solo per consolare i familiari e le persone loro vicine, ma soprattutto per ricordare e ricordarci che tra una vita che si spegne e Dio c’è un’alleanza che non può essere sconfitta neppure dalla morte.
    Inoltre il Vangelo ci offre anche una chiave di lettura dell’esistenza, un codice che ci permette di riconoscere la presenza di Cristo nelle pieghe della storia di ognuno di noi. Cristo si fa riconoscere quando uomini e donne si riuniscono per pregare, celebrare, riflettere alla luce del Vangelo; quando vi è un briciolo, e forse più, di amore nel servizio fraterno, nell’accoglienza, nel servizio della guida, nella convivialità, nella riconciliazione; ovunque si cerchi di lottare contro il male e la morte, qualunque nome essa abbia e dovunque si estenda. In questo senso la vita di Madre M. Elvira, la sua saggezza e la sua discrezione nel consigliare, nel discernere, nel guidare, nel servire, nell’amare, nel perdonare, nel ricominciare sono segni più che plausibili della Presenza. E questo anche nella stagione non proprio favorevole: “Se anche vado per valle tenebrosa non temo alcun male (abbiamo cantato poco fa nel salmo responsoriale), perché Tu sei con me; il Tuo bastone e il Tuo vincastro mi danno sicurezza” (Sal 22,4).
    Colpisce, inoltre, il fatto che Madre Elvira sia ritornata al Signore e allo Sposo proprio nella solennità del “Corpus Domini”. Prima ha fatto parte della Famiglia religiosa delle Suore del SS. Sacramento; poi, anche quando ha cambiato passo e modo di camminare, ma non direzione, si è sempre voluta fregiare di un titolo che, anche nel suo nome, richiamasse l’Eucaristia.
La fondatrice del Carmelo Sant’Anna di Carpineto Romano (insieme a don Goffredo Gavillucci e ad Anna Cacciotti) ha avuto nel convito dell’Eucaristia la forza e la luce per trasformare e trasfigurare eucaristicamente la propria esistenza fino a quel convito di cui ci ha parlato la prima lettura (Is 25,6.7-9) in cui il Signore “eliminerà la morte per sempre”e nel quale l’unico cibo a disposizione dei figli è la fedeltà di Dio e la gioia e la pace di un incontro a viso scoperto. Madre Elvira, da quel convito, continuerà ad essere motivo d’ispirazione per la famiglia del Carmelo di Carpineto, punto di riferimento per la Vostra vita di consacrazione e di dedizione massima per il Regno, per la Chiesa, per tutti coloro che cercano di ridestare la speranza e di metterla in cammino.
Nella preghiera, letta all’inizio e composta per la famiglia il giorno del Corpus Domini, ricorre molte volte la parola “adorare”. E’ nell’adorazione e nella preghiera silenziosa davanti all’Eucaristia che si “costruisce” la santità della persona e della comunità cristiana.
    Prego il Signore per tutti Voi, per le sorelle del Carmelo, perché tutti onoriamo la memoria di Madre M. Elvira, coltivando il “vuoto” da lei lasciato senza perdere la voglia di vivere, allontanandoci dalla gente. Alla fine del “Te Deum” diciamo: “Tu, Signore, sei la nostra speranza: non saremo confusi in eterno”. C’è una parola di Gesù, pronunciata nei riguardi dei Giudei, non proprio ben disposti verso di Lui, durante la festa della Dedicazione. Gli avevano chiesto di esprimersi chiaramente sulla propria identità messianica. Gesù risponde: “Voi non credete perché non fate parte delle mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è il più grande di tutti e nessuno può strapparle dalle mani del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola” (Gv 10,26-30).
Tale parola di Gesù ricompone nella pace la nostra speranza e la nostra preghiera riconoscente per Madre M. Elvira; per le sue sorelle del Carmelo di Carpineto Romano e per tutte coloro che l’hanno conosciuta e amata; per i suoi familiari; per tutti noi, perché la nostra esistenza sia un canto alla vita e una testimonianza a Gesù Cristo, Signore della vita.

                                        + Lorenzo Loppa