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Conosco le Monache del Carmelo di Carpineto da più di un anno, le ho incontrate per caso ma poi mi sono reso conto che per Dio e per coloro che lo amano nulla è un caso-, c’è sempre quel filo rosso, che noi chiamiamo Provvidenza, che guida la storia di ogni uomo. Era una notte della fine di giugno del ’98 quando sentii dentro uno sconforto ed una delusione indescrivibili, ero prostrato e mi sentivo completamente demotivato. Io giovane sacerdote non sentivo più nulla né per Dio né per gli altri e addirittura avevo un certo ribrezzo per me stesso. Ormai la mia vita era a un bivio, almeno così credevo.


Quella notte ero intenzionato a morire: sì volevo procurarmi la morte, volevo farla finita, tutto non aveva senso Per ore cercai un motivo, almeno uno, per continuare la mia esistenza e stranamente non lo trovavo. Buio. Mi accorsi in un attimo che ero solo, completamente solo, non avevo mai amato nessuno sul serio, forse nemmeno i miei genitoriforse mi ero anche illuso di amare Dio sopra ogni cosa solo perché ero un sacerdote! Quella notte tragica segnò per me l’inizio della fine. Aprii addirittura la Bibbia per ricevere luce, ma quel Sacro libro era chiuso con sette sigilli. Ancora buio. Cercai di gridare il mio lamento al Signore, ma più che preghiera era lo sfogo della mia rabbia e della mia desolazione. Silenzio. Anche Dio era sordo al mio grido.

Ormai non mi restava altro da fare, la decisione era presa. Davanti agli occhi facevo passare tutte quelle persone che si sarebbero dispiaciute e avrebbero pianto per la mia morte e per il mio gesto insano e nessuna di loro mi riusciva a frenare e farmi desistere dal mio proposito. Perché ero arrivato a tanto? Cosa mi aveva spinto in questo baratro? Perché non riuscivo a venir fuori ed a impegnare tutte le risorse e le energie per andare avanti? Come mai avevo vanificato tutti i consigli del padre spirituale e non riuscivo a usare le armi che la Chiesa ci offre per combattere la tentazione e il peccato? Ero cosciente del mio stato e del mio grande disagio nell’essere ministro dell’Altissimo compromesso fino al collo con il peccato.

Non vedevo sbocchi. Lo scrupolo, i sensi di colpa, la contraddizione tra ciò che si è e ciò che si fa, il rimorso, ma nello stesso tempo la ricerca cosciente del peccato, riempivano le mie giornate sempre più grigie e piatte. Ero arrivato a quella notte dove dovevo decidermi di decidere ero alle strette con la mia coscienza.

Mi ero collegato ad internet per vagare nei meandri dello squallore più assoluto per sbaglio mi viene sul monitor il sito delle Carmelitane di Carpineto. Tra le varie notizie leggo anche che pregavano per coloro che ne facevano richiesta per casi particolari. Mi metto subito alla tastiera e lancio il mio appello di sos disperato. Non sapevo bene cosa ne potesse venire in seguito da quella mia lettera. Credo che in fondo il concentrato della fede sia questo: fidarsi senza calcoli e senza sapere dietro l’angolo cosa c’è, ma avere nello stesso tempo la strana sensazione che ciò che non si riesce a percepire è proprio ciò che si sta cercando ed è proprio nella ricerca che si fa trovare inaspettatamente quando la stanchezza e la sfiducia sembrano prendere il sopravvento.

Mi arriva poco dopo una lettera di risposta una risposta ininterrotta che dura fino ad oggi! Tralasciando altri particolari non importanti, ora posso dire di essere felice, un sacerdote felice con l’entusiasmo di servire Dio nella Chiesa.

Le Monache del Carmelo sono state il mio faro in quella notte di tempesta. In quel monastero si sono levate al Signore suppliche e versate lacrime notte e giorno per me. Ora grazie a loro e alla loro opera contemplativa continuo a vivere. Si è realizzato ciò che dice san Paolo: così che quando noi moriamo voi ricevete la vita. Queste sorelle hanno dato la vita perché un’altra non si spegnesse.

Grazie!
Un sacerdote diocesano