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I Santi della XVIII comunità montana PDF Stampa E-mail
I SANTI DELLA XVIII COMUNITA’ MONTANA
(di Luigi Zaccheo e Pietro Mastrantoni)

“Essere santi –secondo il Vangelo- è un modo originale di essere uomini, e uomini felici, direi ‘infettati’ dalla gioia, affascinati dal progetto di Gesù Cristo non di ‘usare’ gli altri, ma di assumere la vita e la felicità degli altri come propria ragione di esistenza.
I nostri avi erano convinti di tutto ciò. Nel rifarsi ad un patrono, nell’invocare la sua protezione, nel chiedere la sua intercessione venivano ad ammettere di essere stati preceduti nel cammino di tutti i giorni e sulla strada delle Beatitudini da uno che poteva dare loro una mano perché aveva vissuto gli stessi problemi, da una persona ‘normale’ che aveva fatto le cose ordinarie con una straordinaria passione per la gloria di Dio e la felicità degli uomini.
[…] i santi non sono solo quelli ‘ufficiali’…tanti santi non vivono nelle nicchie, abitano in case comuni, hanno sulla testa non un’aureola luccicante, ma i nostri stessi pensieri e le nostre stesse preoccupazioni; da ultimo che la santità non è un lusso, ma la condizione normale, obbligatoria di chi vuol prendere sul serio il Vangelo. E la vita quotidiana, in tutti i suoi aspetti più banali, costruisce la materia da trasformare in santità. Credo che la cosa possa davvero interessare.

+ Lorenzo Loppa, Vescovo di Anagni-Alatri

I SANTI PATRONI

SANT’AGOSTINO: patrono di Carpineto
Agostino nasce nel 354 a Tagaste nella Numidia, da una famiglia di modeste condizioni economiche, anche se il casa lavorano alcuni servi. Tutti i suoi parenti sono cristiani, tranne il padre che lo diventerà successivamente. Agostino chiama se stesso ‘africano’ e non si sente affatto offeso quando lo definiscono ‘punico’. Pur dotato di un ingegno vivace, frequenta a malincuore la scuola a causa dei un suo maestro elementare, che spesso lo picchia sulle mani con un bastone, ‘la terribile ferula’. Egli ama soprattutto studiare la letteratura latina e Virgilio in
particolare. Presto raggiunge un livello culturale molto alto scrivendo numerose opere di carattere teologico e filosofico che ancora oggi sono parte importante della storia della chiesa.
La sua opera fondamentale, “Confessionum libri XIII”, scritta nel 397, non è soltanto una autobiografia, ma rappresenta un inno alla grandezza del Signore e una profonda meditazione sui consigli divini per la salvezza dell’uomo.
Tutta l’opera trae ispirazione dalla gratitudine a Dio (“Per amore dell’amore tuo faccio io codesto”). Le Confessioni si possono dividere in due parti: la prima che comprende i libri I-IX riguarda la vita passata; la seconda che abbraccia i libri X-XIII descrive le ascensioni a Dio. Altra importante opera di s. Agostino è “la città di Dio” scritta dopo la conquista di Roma nel 410 da parte di Alarico. Inoltre egli ha scritto ben 113 tra libri o trattati, 200 lettere e 500 sermoni.
Interessante è l’affermazione di Agostino “Nemo beatus nisi sapiens” (La beatitudine coincide con la sapienza).
Conosciamo molte notizie della vita di s. Agostino grazie all’opera scritta da Possidio: “Vita s. Augustini”, nella quale l’autore, suo amico, racconta in modo chiaro tutta la biografia del Santo, dall’ordinazione sacerdotale, alla consacrazione episcopale, e soprattutto alla costante lotta contro gli eretici, fino alla morte, avvenuta nel 430 all’età di 76 anni.
L’opera di s. Agostino è tenuta in alta considerazione da sempre e la sua importanza non accenna a diminuire .
Gelasio I afferma che Agostino e Girolamo sono : “ecclesiasticorum lumina magistrorum”; Ormisda in una lettera del 540 dice al suo vescovo che per confutare le tesi degli eretici occorre utilizzare le opere scritte da Agostino; s. Gregorio Magno ha una grande stima, anzi una venerazione per il nostro; il papa Clemente XIII chiede espressamente ai teologi della Chiesa, nella polemica sulla grazia, di seguire solo e soltanto la dottrina di s. Agostino. Infine il papa carpinetano Leone XIII nell’enciclica “Aeterni Patris” del 1879, nella quale afferma la necessità di ridare vigore alla filosofia cristiana, così parla di s. Agostino “Sed omnibus veluti
palmam praeripuisse visus est Augustinus, qui ingenio praepotens, et sacris profanisque disciplinis ad plenum imbutus, contra omnes suae aetatis errores acerbissime dimicavit fide summa, doctrina pari”.
Il più grande desiderio di Agostino è conoscere Dio e l’anima. Egli riconduce la filosofia, la storia, la teologia, la vita tutto a Cristo. Numerosi importanti filosofi nelle loro opere, nel corso dei secoli, si sono ispirati ai temi agostiniani della partecipazione, dell’illuminazione, dell’interiorità. E’ sufficiente ricordarne alcuni: Tetrarca, Ficino, Pascal, Campanella, Vico, Rosmini, Gioberti e i moderni Sciacca, Blondel., Lavelle e Le Senne.

Nell’iconografia s. Agostino spesso è raffigurato come Vescovo di Ippona, con la mitra e il pastorale; a volte come semplice monaco con il saio nero e la cintura di cuoio o come dottore della Chiesa, mentre lavora davanti ad uno scrittoio, oppure con un libro o un rotolo in mano. S. Agostino è considerato un santo “cardiofaro” , in quanto regge con la mano un cuore fiammeggiante trafitto da tre frecce.
Dal XV secolo s. Agostino viene raffigurato con accanto un  bambino che tiene in mano una conchiglia del tipo pecten, alludendo alla leggenda secondo la quale così come è una perdita di tempo voler svuotare il mare con una conchiglia, allo stesso modo è inutile stare a meditare sul mistero della Santissima Trinità.
I grandi pittori Beato Angelico, Murillo, Van Dyck, Rubens hanno lasciato stupende immagini relative alla vita, alle opere e ai miracoli di s. Agostino.
A Carpineto, pregevole dal punto di vista architettonico, è la chiesa-convento dedicata a s. Agostino.