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Nelle grotte dei Lepini PDF Stampa E-mail
NELLE GROTTE dei LEPINI
di Giovanni Mecchia – Maria Piro

“La struttura dei Monti Lepini è formata quasi esclusivamente da rocce calcaree dolomitiche, formatesi in un bacino marino poco profondo, durante il periodo che va dal Triassico superiore al Paleocene (da 230 a 50 milioni di anni fa), e hanno uno spessore massimo di circa 3300 metri; si tratta di una successione abbastanza uniforme, formata prevalentemente da rocce carsificabili, con alcuni sottili intercalazioni di materiali argilloso-marnosi. Spesso la roccia calcarea è ricoperta da una coltre di depositi vulcanici quaternari, trasportati dal vento, che colmano il fondo delle valli e delle colline.
[…].

Il catasto delle grotte
[…] Nei monti Lepini sono state inserite in catasto 535 grotte. In particolare nel territorio della XVIII comunità Montana sono censite 285 cavità, che rappresentano il 16,7% del totale regionale; con una densità media di 109 grotte ogni 100 km2. […]


Le grotte di Carpineto Romano.
Carpineto Romano con le sue 249 grotte conosciute è di gran lunga il comune del Lazio più ricco di grotte, seguito da Supino con 93 cavità. Molte sono le grotte importanti, citeremo le più grandi.
L’Ouso della Rava Bianca con i suoi 715 metri di profondità è la seconda grotta del Lazio per dislivello.

Ha un andamento verticale fino a 700 metri, da qui è stato percorso un torrente che si inoltra in un sifone. Le acque dovrebbero riemergere all’interno della Grotta del Formale, la terza più lunga della regione (2920 metri rilevati, ma molti di più percorsi; 148 metri di dislivello). Dopo aver attraversato le gallerie della grotta, le acque vengono drenate in profondità ma in occasione di grandi piene le gallerie
non riescono a smaltire i grandi afflussi idrici, e parte dell’acqua esce dall’ingresso.
In tali occasioni l’acqua, che ha ormai raggiunto la falda, risale durante le piene allagando completamente o quasi, alcune cavità situate poco più a valle, come la Grotta Ciaschi (180 metri di profondità, oltre 1 km di sviluppo), l’Ouso dell’Omo morto, la Bocca Canalone o l’Ouso dell’Isola.
Lo studio delle acque in una grotta di recente esplorazione, l’Abisso Dumanzi (100 metri di profondità) ha permesso di mettere in relazione questa grotta con l’Ouso della Rava Bianca, proponendo nuove esplorazioni.
Un notevole fenomeno carsico si sviluppa sotto Pian delle Faggeta e i monti che lo circondano.
L’Abisso Consolini (555 metri di profondità e 1405 di lunghezza) è il più conosciuto: ai grandi pozzi iniziali, che portano in breve a 350 metri, segue un lungo e scomodo meandro seguito da una grande galleria che termina con un sifone. Non molto distante dall’Inghiottitoio di Pian dell’Erdigheta, che grazie ad un passaggio recentemente scoperto si è riusciti a raggiungere i 450 metri di profondità, con oltre
1,5 km di sviluppo; le esplorazioni sono ancora in corso.
Così come quelle relative all’Abisso Occhio della Farfalla (453 metri di profondità), scoperto solo nel 2004, che si trova a metà strada tra i due abissi sopra citati e il probabile percorso sotterraneo delle acque sotto Pian delle Faggeta.
Sul versante della Semprevisa si apre invece l’Abisso Miguel Enriquez (228 metri di profondità, 435 metri di sviluppo), grotta stretta e scomoda, che si dirige anch’essa verso Pian delle Faggeta. Sul Pian delle Faggeta si aprono l’Abisso Capodrafirca (verticale, profondo 152 metri) e l’Ouso di Pozzo Comune (190 metri di profondità e 1105 metri di sviluppo), che inghiotte una parte delle acque meteoriche del bacino
e dopo una serie di salti e meandri termina con un sifone; è spesso soggetta a piene, ed è la grotta più visitata dagli speleologi.
Sui versanti di Monte Capreo si trovano l’Ouso di Valle Me ne Pento (verticale, profondo 141 metri) e la Grotta del Rapiglio (orizzontale 940 metri di lunghezza).
Sul versante pontino del Monte Ardicara si trova invece la Rirorgenza dell’Istrice (300 metri di sviluppo).

Mentre sul versante carpinetano del Monte Malaina troviamo la più recente scoperta (agosto 2008): l’Ouso della Macchia (500 metri di profondità) la cui esplorazione è tuttora in corso.
Scendendo verso Maenza, vicino al Ponte delle Retare si apre l’Abisso Alien 3 (profondo 175 metri), anche in questa grotta continuano le esplorazioni.