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La Sacra Scrittura (brevi appunti)

LA BIBBIA (in greco biblia, in latino bibbia) è un insieme di composizioni letterarie scritte in diverse lingue: ebraico, aramaico, greco.
Sono 73 libri:
46 per l’ANTICO TESTAMENTO,
27 per il NUOVO TESTAMENTO.

La Bibbia è il libro della nostra fede, contiene la Parola che Dio ha fatto risuonare nel tempo attraverso i profeti, attraverso Gesù e gli Apostoli.
La prima parte della Bibbia, che noi chiamiamo ANTICO TESTAMENTO, è la più estesa.
Il termine “testamento” non indica, come nel senso comune attuale, la volontà ultima di una persona; deriva dell’ebraico berìt che significa promessa di un dono da parte di Dio e impegno di osservare la sua legge da parte dell’uomo.
Dio e l’uomo si impegnano reciprocamente, fanno alleanza. Infatti noi parliamo di antica e nuova alleanza, di Antico e Nuovo Testamento come di due termini che si equivalgono.
L’antica alleanza si riferisce al legame religioso che Dio stabilì con il popolo di Israele; la nuova alleanza è lo stesso legame esteso a tutti i popoli, nella persona di Gesù e di cui la Chiesa è il segno.
I cristiani vedono una profonda unità tra le due alleanze: la prima è annuncio, promessa e preparazione della seconda. Per questo conservano e venerano nella Bibbia sia i testi sacri del popolo ebraico sia i propri, come l’unico libro che contiene l’unica Parola di Dio e l’unica salvezza in essa annunziata e attuata.

ABBREVIAZIONI DELL’ANTICO TESTAMENTO

PENTATEUCO
GENESI    Gen
ESODO    Es
LEVITICO    Lv
NUMERI    Nm
DEUTERONOMIO    Dt


LIBRI STORICI
GIOSUE’    Gs
GIUDICI    Gdc
1 SAMUELE    1Sam
2 SAMUELE    2Sam
1 RE    1Re
2 RE    2Re
1 CRONACHE    1Cr
2 CRONACHE    2Cr
ESDRA    Esd
NEEMIA    Ne
1 MACCABEI    1Mac
2 MACCABEI    2 Mac
RUT    Rt
TOBIA    Tb
GIUDITTA    Gdt
ESTER    Est


LIBRI POETICI E SAPIENZIALI
GIOBBE    Gb
SALMI    Sal
PROVERBI    Pr
QOELET    Qo
CANTICO DEI CANTICI    Ct
SAPIENZA    Sap
SIRACIDE    Sir


LIBRI PROFETICI
ISAIA    Is
GEREMIA    Ger
LAMENTAZIONI    Lam
BARUC    Bar
EZECHIELE    Ez
DANIELE    Dn
OSEA    Os
GIOELE    Gl
AMOS    Am
ABDIA    Abd
GIONA    Gn
MICHEA    Mi
NAUM    Na
ABACUC    Ab
SOFONIA    Sof
AGGEO    Ag
ZACCARIA    Zc
MALACHIA    Ml

ABBREVIAZIONI BIBLICHE DEL NUOVO TESTAMENTO

VANGELI SINOTTICI E ATTI
MATTEO    Mt
MARCO    Mc
LUCA    Lc
ATTI degli APOSTOLI    At


LETTERATURA PAOLINA
ROMANI    Rm
1CORINZI    1Cor
2CORINZI    2cor
GALATI    Gal
EFESINI    Ef
FILIPPESI    Fil
COLOSSESI    Col
1TESSALONICESI    1Ts
2TESSALONICESI    2Ts
1 TIMOTEO    1Tm
2 TIMOTEO    2Tm
TITO    Tt
FILEMONE    Fm

ALTRE LETTERE
EBREI    Eb
GIACOMO    Gc
1PIETRO    1Pt
2PIETRO    2Pt
GIUDA    Gd

LETTERATURA GIOVANNEA
GIOVANNI    Gv
1GIOVANNI    1Gv
2GIOVANNI    2Gv
3GIOVANNI    3Gv
APOCALISSE    Ap

LA BIBBIA EBRAICA
Per un ebreo non esiste la parola “Bibbia”, né l’ANTICO TESTAMENTO, ma semplicemente la TANAK.

Questa parola è una sigla composta dalla prima lettera di tre parole:
TORAH, NEVIIM, KETUVIM, con l’aggiunta di una doppia “a”,
TORAH = legge
GENESI, ESODO, LEVITICO, NUMERI, DEUTERONOMIO.

La TORAH è ciò che noi chiamiamo PENTATEUCO; racchiude una grande ricchezza di significato per un ebreo. Non è solo legge ma anche insegnamento, istruzione: l’ebreo vi trova la sua identità religiosa.

NEVIIM = profeti
PROFETI anteriori: GIOSUE’, GIUDICI, SAMUELE (1 e 2 uniti), RE (1 e 2 uniti).
PROFETI posteriori: ISAIA, GEREMIA, EZECHIELE, i dodici profeti: OSEA, GIOELE, AMOS, ABDIA, GIONA, MICHEA, NAUM, ABACUC, SOFONIA, AGGEO, ZACCARIA, MALACHIA.
Accanto alla TORAH, ma con minore valore, gli ebrei pongono i NEVIIM, che noi traduciamo con la parola profeti, cioè gli uomini dello Spirito, i portatori della Parola di Dio, coloro che hanno attuato le promesse di Dio.

KETUVIM = scritti
SALMI (o inni), GIOBBE, PROVERBI, RUT, CANTICO DEI CANTICI, QOELET, LAMENTAZIONI, ESTER, DANIELE, ESDRA-NEEMIA (uniti), CRONACHE ( 1 e 2).
I restanti libri della TANAK vengono chiamati ketuvìm, cioè scritti e comprendono testi di varia natura:
Poetici, sapienziali, storici, apocalittici, ecc.
 
LIBRI DELL’ANTICO TESTAMENTO
Composto da 46 libri l’ANTICO TESTAMENTO può essere riassunto in unità letterarie. La prima di queste unità è il PENTATEUCO, corrispondente alla TORAH della tradizione ebraica.

GENESI
In greco “genesi” in ebraico “bereshit” (= in principio).
E’ il principio della Rivelazione nelle divine Scritture, il principio della storia della salvezza e del dialogo tra Dio e l’uomo che avrà il suo vertice in un altro principio parallelo a questo: “In principio era il Verbo “(Gv 1,1).
Il libro parla dell’origine dell’universo e dell’umanità, l’origine della stirpe ebraica, dell’alleanza tra Dio e Abramo, capostipite del popolo, di Isacco e di Giacobbe, dai quali nasceranno gli antenati delle dodici tribù che formeranno il futuro Israele.
L’ultima parte del libro (Gen 37-50) è dedicata alla storia di Giuseppe, penultimo figlio di Giacobbe, venduto schiavo e divenuto governatore dell’Egitto e salvatore dei suoi fratelli, che si rifugiano presso di lui nel tempo della carestia.

ESODO
In greco “èxodos”, racconta l’uscita degli ebrei dalla schiavitù d’Egitto alla libertà. A liberarli è Mosè, sostenuto dalla forza di Dio che gli si rivela con il nome di JHWH (Es 1, 15).  Mosé conduce gli schiavi liberati al santo monte Sinai dove JHWH si rivela e dona la sua legge, il decalogo. Con il popolo conclude un’alleanza attraverso l’aspersione del sangue, un’alleanza che verrà rinnovata dopo il peccato dell’idolatria.

LEVITICO
E’ il libro dei leviti, dei sacerdoti, i cui contenuti riguardano spesso la legislazione liturgica e sacrale del popolo ebraico. Nel libro si trovano le prescrizioni per una retta celebrazione del culto, esercitato dai sacerdoti appartenenti alla tribù di Levi.

NUMERI
E’ così chiamato perché si apre con l’elenco delle famiglie appartenenti alle dodici tribù (Nm 1-4). Anche questo libro si interessa al culto e alle sue leggi.

DEUTERONOMIO
Il nome di questo libro significa “seconda legge”. presenta Mosè che rivolge a Israele alcuni discorsi alla vigilia dell’entrata nella terra promessa da Dio. La condizione per possedere e godere la terra promessa  è l’osservanza della legge di Dio, già conosciuta nei precedenti libri del Pentateuco, riletta e ripresentata al popolo. Al termine del libro viene raccontata la morte di Mosè.

I LIBRI STORICI

La seconda unità letteraria della Bibbia è costituita dai “libri storici”. Essi contengono la storia che va dalla conquista della terra promessa fino alle soglie del Nuovo Testamento.
I libri di Giosuè, Giudici, 1 e 2 Samuele, 1 e 2 Re sono detti “storia deuteronomista” perché ispirati alla teologia del Deuteronomio.
1 e 2 Cronache, Esdra e Neemia sono invece chiamati “opera del cronista” e legati alla lettura della storia degli ambiente sacerdotali.

GIOSUE’
Il libro di Giosuè apre la serie dei cosiddetti libri storici dell’Antico Testamento. Giosuè (in ebraico “il Signore salva”) è il successore di Mosè nel guidare Israele all’interno della terra promessa.
Il libro racconta due tappe: la prima (capp. 1-12), descrive la conquista della terra di Canaan da parte di Israele. La seconda tappa (capp. 13-24) comprende la ripartizione del territorio conquistato tra le varie tribù e si conclude con la solenne assemblea  Sichem, dove tutto il popolo rinnova l’alleanza con il Signore, univo Dio.

GIUDICI
Il libro dei Giudici racconta, attraverso alcuni personaggi chiamati “giudici” quel periodo storico che va dal XIII alla metà del XI secolo a. C.
Il termine “giudici” in ebraico rimanda all’idea del “governare” di cui “giudicare” è l’atto più alto.
Dopo la conquista della terra di Canaan e la ripartizione del territorio tra le dodici tribù ora si vive il primo tempo dell’esistenza di Israele nella terra promessa.

SAMUELE
I due libri di Samuele, con i successivi libri dei Re, segnano il passaggio dalla condizione di unità delle dodici tribù, fondata esclusivamente sulla fede in JHWH, a un’unità più istituzionalizzata mediante la monarchia. La divisione in due libri permette di far emergere i tre attori principali:
nel primo libro Samuele, ultimo giudice e primo profeta e Saul, primo re che non riesce però a imporre la propria autorità, schiacciato dalla potenza militare dei Filistei. Nel secondo libro la grandiosa figura del re Davide, di cui si parla già nel primo libro, che sarà punto di riferimento della speranza messianica.

RE
I due libri dei Re descrivono la vicenda del popolo ebraico dal X al VI secolo a. C., la
successione a Davide da parte di Salomone, la distruzione di Gerusalemme e del tempio da parte dei babilonesi e il conseguente esilio d’Israele a Babilonia.
Con Roboamo, successore di Salomone, avviene lo scisma che dà origine ai due regni: il regno d’Israele (settentrionale), avente per capitale Samaria e il regno di Giuda (meridionale) avente per capitale Gerusalemme.
I due libri contengono, al loro interno, vivaci e appassionate biografie di profeti esemplari, quali Elia ed Eliseo, attraverso i quali Dio parla al suo popolo Israele.

CRONACHE
Redatto dall’opera del cronista, il 1 libro delle Cronache è dominato dalla figura del re Davide, preceduto da una lunga serie di genealogie che risalgono fino ad Adamo, in modo tale da inserire Davide nel piano generale della salvezza divina. In questo libro Davide è impegnato nella progettazione del tempio di Gerusalemme, ma sarà suo figlio Salomone a costruire una cosa per il Signore.

ESDRA
Questo libro porta il nome di uno dei protagonisti della rinascita di Israele, il sacerdote Esdra che appare a partire dal capitolo 7 e sarà attivo anche nel successivo libro di Neemia. Egli, giunto dalla Persia a Gerusalemme per rinverdire la fede di Israele, compie un’opera di forte ricostruzione della comunità ebraica. Con molta fermezza impedisce ogni cedimento nei confronti della purezza religiosa. Nasce il cosidetto “giudaismo”.

NEEMIA
Profondamente legato al precedente libro di Esdra, questo libro ha come protagonista l’ebreo Neemia. La sua opera fondamentale consiste nel restauro delle mura della città santa. Questa ricostruzione è quasi il segno di una rinascita nazionale e religiosa che Neemia sigla con un impegno ufficiale di tutta la comunità ebraica.

TOBIA. GIUDITTA. ESTER.
I tre libretti di Tobia, Giuditta ed Ester sono racconti non propriamente storici, che illustrano la vita di Israele nel tempo dell’esilio e della diaspora. In essi si insegna la fiducia nella presenza di JHWH che ha cura del suo popolo.

MACCABEI
I due libri dei Maccabei contengono l’eco della lotta di quanti, tra gli ebrei, vogliono difendere la propria identità di popolo di JHWH, al tempo in cui vi è il tentativo di forzata ellenizzazione da parte dei Seleucidi. La libertà dura fino al 63 a.C., quando la Palestina divine dominio romano.

RUT
Il libro di Rut si presenta come una commovente vicenda familiare che ha per protagoniste due donne: Noemi, la betlemmita e sua nuora Rut, una straniera di Moab. La fiducia di Rut in Dio e il sostegno che offre alla suocera le meritano di diventare la bisnonna del re Davide.

I LIBRI POETICI E SAPIENZIALI
La terza unità letteraria della Bibbia è costituita dai “libri sapienziali”: GIOBBE, SALMI, PROVERBI, QOELET, CANTICO DEI CANTICI, SAPIENZA E SIRACIDE.
Per “sapienza” si intende il buon senso, attento alle situazioni concrete della vita, ma anche la ricerca del senso profondo della realtà e della ragione ultima della vita.

GIOBBE
La dottrina della retribuzione viene messa in crisi dal libro di Giobbe, il giusto premiato e duramente provato. Mentre gli amici lo considerano un peccatore giustamente punito, per Giobbe la sofferenza del giusto è un’ingiustizia. Egli si appella a Dio chiedendo conto del suo comportamento, non comprensibile dal punto di vista razionale. Dio interviene senza dare spiegazione, ma invitando Giobbe all’umiltà di fronte a un problema che supera la capacità di comprensione dell’uomo.

SALMI
Sono una raccolta di preghiere che Israele ha elevato al suo Dio lungo tutta la storia. Tale raccolta è attribuita a Davide, iniziatore del genere innico. Vi si esprime tutta la gamma dei sentimenti del popolo verso il suo Dio. Luogo di nascita dei salmi è il culto, praticato prima nei santuari e poi nel tempio di Gerusalemme.

PROVERBI
E’ il più antico libro della letteratura sapienziale. Contiene massime destinate alla formazione culturale e pratica degli scribi del re; inoltre esprime la dottrina tradizionale sulla retribuzione: il bene fatto viene premiato, il male fatto viene punito.

QOELET
Sulla scia del libro di Giobbe, Qoèlet evidenzia le molteplici contraddizioni dell’esistenza. Da una parte invita a gioire degli aspetti postivi della vita come dono di Dio, e dall’altra ricorda a tutti che ogni azione sarà da Dio giudicata.

CANTICO DEI CANTICI
E’ una raccolta di testi poetici dedicati all’amore umano. Protagonisti del poema sono due innamorati che si cercano, si smarriscono e poi si ritrovano per cantar ele gioie dell’amore monogamico. Il senso allegorico, nella tradizione giudaica e cristiana, il Cantico dei Cantici sta a significare le vicende del rapporto tra Dio e Israele o anche tra Cristo e la Chiesa.

SAPIENZA
Scritto in greco, contiene una proposta di fede fatta all’ebreo della diaspora e al pagano ben disposto. La dottrina fondamentale riguarda la retribuzione del giusto dopo la morte.

SIRACIDE
Il libro del Siracide prende nome dal suo autore, un ebreo di Gerusalemme, chiamato Gesù figlio di Sirach, maestro di sapienza. Egli si rivolge a un vasto pubblico e la sua preoccupazione maggiore riguarda le virtù fondamentali della vita.


I LIBRI PROFETICI
L’ultima grande unità della Bibbia è costituita dai “libri profetici”.
Nella nostra Bibbia i libri profetici sono ordinati in base alla loro importanza di estensione: i primi quattro grandi profeti ISAIA, GEREMIA (cui fa seguito il libro delle Lamentazioni, attribuito dalla tradizione a questo profeta e poi il libro che porta il nome del suo discepolo Baruc),

EZECHIELE e DANIELE (il cui genere è più apocalittico che profetico).
Inoltre abbiamo i cosiddetti profeti minori:
OSEA,
GIOELE,
AMOS,
ABDIA,
GIONA,
MICHEA,
NAUM,
ABACUC,
SOFONIA,
AGGEO,
ZACCARIA,
MALACHIA.

Il profeta è l’uomo di Dio, parla a nome di Dio ed è animato dal suo Spirito. E’ l’uomo della parola proferita e impegnata.
Bonheffer definiva così i profeti: “Uomini che hanno lottato con Dio e col loro tempo, un tempo in cui orgoglio nazionale e popolare si univa all’ateismo e all’immoralità, uomini che sapendosi chiamati dal loro Dio andavano in mezzo al loro popolo, uomini ai quali questo legame con Dio divenne fatale… Soffrivano all’aperto, per le strade, in prossimità delle splendide celebrazioni…Soffrivano nel pregare per il popolo amato; infatti odiavano il loro popolo perché lo amavano”.
 
ISAIA
Il nome significa “Il Signore salva”. nell’opera di questo profeta confluiscono gli scritti di altri due profeti di molto posteriori a lui, definiti Deuteroisaia (capp. 40-55), e Tritoisaia (capp. 56-66).
E’ un profeta molto caro alla tradizione cristiana che lo ha considerato come un cardine nella speranza messianica, soprattutto per il suo “libro dell’Emmanuele” (capp. 7-12) e per i quattro canti del servo di JHWH (capp. 42; 49; 50; 53), letti dal cristianesimo in chiave messianica.

GEREMIA
Nato attorno alla metà del VII secolo a. C., nel villaggio di Anatot, presso Gerusalemme, Geremia è stato chiamato, contro la sua volontà e la sua natura di uomo sensibile, a una missione profetica durissima, quella di essere l’annunziatore e il testimone della rovina di Gerusalemme e del regno di Giuda.
La vicenda personale del profeta è testimoniata da una sorte di diario intimo che gli studiosi chiamano “le Confessioni” di Geremia (capp. 10-20).

EZECHIELE
Profeta il cui nome significa “Dio è forte”, fu chiamato da Dio a una missione di giudizio e di annuncio del crollo irrevocabile del regno di Giuda. Egli lo fa attraverso la predicazione ma soprattutto attraverso le azioni simboliche che compie.
La caduta di Gerusalemme nel 586 a.C. segnerà una svolta radicale nella missione del profeta.

DANIELE
Il libro di Daniele appartiene alla cosiddetta “letteratura apocalittica”, fiorita a partire dal III secolo a.C. nel giudaismo e che avrà grande successo. Protagonista del libro è un ebreo esemplare, Daniele, che sfida il potere imperiale, condannato poi da Dio stesso.

IL NUOVO TESTAMENTO

MATTEO
Insieme a Marco e Luca è considerato uno dei Vangeli sinottici.
Sinossi = sguardo d’insieme. La sinossi permette di cogliere le fonti comuni e le convergenze presenti nei tre testi. Malgrado le comuni caratteristiche ogni evangelista ha una sua prospettiva e delinea una sua figura di Cristo, cercando di rispondere alle esigenze della comunità alla quale indirizza il racconto.
Matteo è considerato il Vangelo più popolare, più letto e commentato. Egli scrive ai giudei convertiti al cristianesimo.
Gli insegnamenti di Gesù sono raccolti in cinque grandi discorsi:
1. Discorso della montagna (capp. 5-7): il contenuto centrale è che Cristo non è venuto ad abolire la legge di Mosè ma a portarla a compimento.
2. Discorso missionario (cap. 10): il regno è annunciato, accolto e rifiutato.
3. Discorso in parabole (cap. 13): il regno è descritto nella sua crescita lenta ma inarrestabile nella storia.
4. Discorso ecclesiale (cap. 18): la Chiesa è segno del regno presente nella storia.
5. Discorso escatologico (capp. 24-25), il regno che raggiunge la sua pienezza.

MARCO
E’ considerato dagli studiosi il Vangelo più antico in ordine cronologico (vedi il 7Q5). E’ anche il più breve tra i tre sinottici (solo 16 capitoli), un’opera essenziale destinata all’annuncio di “Gesù Cristo, Figlio di Dio” (1, 1).
Indirizzata ai cristiani di origine pagana, il Vangelo di Marco vuole rispondere alla domanda “chi è Gesù?” Il cosiddetto segreto messianico in realtà è la progressiva rivelazione del mistero della persona di Gesù, che giunge alla sua pienezza sulla croce, luogo in cui egli viene riconosciuto come Messia e Salvatore.

LUCA
E’ il vangelo più lungo (24 capitoli). Scritto da Luca, insieme agli Atti degli Apostoli, forma un’unica opera. I destinatari di quest’opera sono i cristiani provenienti dal mondo pagano.
Dopo la narrazione dell’infanzia di Gesù e l’inaugurazione della sua missione, l’attenzione si concentra sul viaggio verso Gerusalemme (capp. 9,51-19-28), città centrale da un punto di vista geografico e teologico, culmine della vicenda terrena di Gesù.
Definito anche “scriba mansuetudinis”Luca riporta materiale non presente negli altri Vangeli, come le parabole della misericordia: il buon samaritano, il figlio prodigo, la pecorella smarrita, la dracma perduta.

GIOVANNI
Definito “vangelo spirituale” per la sua alta qualità teologica, in quarto vangelo comprende 21 capitoli così strutturati:
Prologo (cap. 1),
Libro dei segni (capp. 2-12),
Libro dell’ora (capp. 13-20),
Epilogo (cap. 21).
La figura di Gesù è presentata nella sua umanità e divinità.
Giovanni è anche autore di tre lettere e del libro dell’Apocalisse.

ATTI DEGLI APOSTOLI
E’ la seconda opera dell’evangelista Luca dedicata, come il Vangelo, a Teofilo. E’ la storia del cristianesimo delle origini che si diffonde attraverso la testimonianza degli apostoli, primi fra tutti Pietro e Paolo. La Parola di Dio continua la sua corsa da Gerusalemme fino a Roma e agli estremi confini della terra.
L’opera è divisa in due grandi parti:
Dall’evento della Pentecoste fino al concilio di Gerusalemme (capp. 1-15), in cui domina la figura dell’apostolo Pietro.
I capp. 16-28 sono dominati dalla figura dell’apostolo Paolo, dai suoi  tre viaggi missionari fino a raggiungere Roma, dove è posto agli arresti domiciliari ma con la possibilità di annunciare il Vangelo a quanti lo visitano.

LE LETTERE PAOLINE
Le lettere Paoline nascono e si sviluppano per il bisogno di completare la predicazione orale che Paolo aveva tenuto nelle varie comunità cristiane e come mezzo per risolvere interrogativi e illuminare situazioni nuove determinatesi in esse. Lo stile è immediato.
Nella nostra Bibbia si presentano con quest’ordine:
- ROMANI (Rm)
- 1 e 2 CORINTI (1 e 2 Cor)
- GALATI (Gal)
- EFESINI (Ef)
- FILIPPESI (Fil)
- COLOSSESI (Col)
- 1 e 2 TESSALONICESI (1 e 2 Ts)
- 1 e 2 TIMOTEO (1 e 2 Tim)
- TITO (Tt)
- FILEMONE (Fm)

Dal punto di vista storico l’ordine è diverso.
Nel corso del secondo viaggio missionario, intorno al 50 d. C., Paolo fonda la chiesa di Tessalonica. La sua permanenza nella città è brevissima, a causa dell’ostilità dei giudei, così che la formazione dei cristiani rimane incompleta.

La 1 TESSALONICESI scritta da Corinto qualche tempo dopo, richiama l’esperienza
dell’evangelizzazione e vuole chiarire alcuni punti dottrinali -in particolare quelli connessi alla condizione dei morti al momento della ‘parusia’, cioè dell’avvento di Cristo glorioso- o di comportamento.

La 2 TESSALONICESI è più difficile da datarsi e c’è chi giunge a dubitare che possa essere attribuita a Paolo. La lettera si propone di tranquillizzare i cristiani sulla venuta gloriosa del Signore, considerata da loro come imminente (cfr. Ts 2) e a spingerli a vivere nell’operosità.
Contro la pigrizia di alcuni, Paolo arriva a dire: “Chi non vuol lavorare, neppure mangi” (2Ts 3, 10).

Le due LETTERE AI CORINZI sono scritte da Efeso  negli anni 55-56 d. C.. A Corinto Paolo è stato un anno e mezzo e vi ha fondato una comunità numerosa e vivace, composta in prevalenza da ex-pagani. Informato dei problemi che agitano la comunità Paolo risponde con una prima Lettera condannando le fazioni sorte tra i cristiani, legate ai vari predicatori (cfr. 1Cor 1, 10-4,21); corregge vizi, tra cui un caso di incesto (cfr. 1Cor 5), e disordini, in specie nei comportamenti assembleari (cfr. 1Cor 7-14); chiarisce dubbi circa la risurrezione dei corpi (cfr. 1Cor 15).
Nella seconda lettera a noi pervenuta, che sembra risultare dalla fusione di più testi inviati in tempi diversi, troviamo perciò u na difesa della sua missione di apostolo, attaccato da propagandisti giudeo-cristiani (cfr. 2Cor 10-13); la preparazione della sua prossima visita (cfr. 2Cor 1-7); indicazioni circa l’organizzazione di una colletta a favore delle comunità cristiane povere della Palestina, come segno della comunione tra le chiese sorelle (cfr. 2Cor 8-9).

La lettera ai FILIPPESI è inviata con molta probabilità da Efeso, sempre negli anni 55-56 d. C., in occasione di una prigionia di Paolo in quella città. I cristiani di Filippi avevano inviato all’apostolo aiuti materiali e questi li ringrazia e approfitta per informarli della sua situazione e del suo stato d’animo: “Per me vivere è il Cristo e il morire un guadagno” (Fil 1, 21). Li esorta pure all’unità nell’umiltà, con l’inno all’umiliazione-glorificazione di Cristo (Fil 2, 5-11), e li mette in guardia contro agitatori giudeo-cristiani (cfr. Fil 3, 1-4,2).

In questo stesso periodo Paolo scrive la lettera ai GALATI che si può collocare intorno al 57 d. C., inviata da Efeso o dalla Macedonia. L’attacco dei giudeo-cristiani ha sconvolto le comunità di Galazia e Paolo interviene alla sua maniera, con passione e veemenza. Con passione difende la sua autorità di apostolo raccontando la sua vocazione e missione (cfr. Gal 1-2); con  veemenza dimostra la sua tesi di fondo, che è anche il “suo” vangelo: si è salvi solo in forza dell’adesione incondizionata, cioè della fede in Cristo e non per la pratica di opere della Legge
giudaica (cfr. Gal 3-4). Il cristiano è chiamato alla vera libertà, con la quale la fede è resa attiva e operante nella carità (cfr. Ga 5-6).

Dalla prigionia romana (61-63 d. C.) Paolo invia un biglietto a FILEMONE, ricco proprietario che si  fatto cristiano, al quale rimanda un suo antico schiavo, Onesimo, che egli ha convertito in prigionia. L’apostolo invita il padrone a trattarlo “come un fratello carissimo” e “come se stesso” (Fm 16-17). Senza condannare direttamente l’istituzione della schiavitù, Paolo ne cambia l’anima: lo schiamo non è più una “cosa”, è un fratello.   
  Le lettere che seguono, più che opera di Paolo, negli studi più recenti vengono considerate testimonianza della fecondità della tradizione paolina: ispirate alla dottrina e alla prassi ecclesiale dell’apostolo, ne prolungano l’insegnamento nelle situazioni nuove, legate all’evolversi dell’istituzione ecclesiale, al sorgere di deviazioni dottrinali e pratiche, alle esigenze di consolidare il patrimonio di fede ricevuto.

A Colossi la comunità è scossa da una dottrina di origine ebraica e pagana. Contro teorie che esaltano il ruolo di misteriose potenze celesti, la lettera ai COLOSSESI propone una riflessione approfondita sulla persona e sul ruolo di Cristo “capo” della chiesa e dell’intero creato.

La lettera agli EFESINI riprende e amplifica il contenuto della lettera ai Colossesi, utilizzando temi presenti nelle lettere di cui siamo certi che sono state scritte da Paolo. Ne risulta una nuova sintesi del pensiero paolino, centrata su Cristo e sulla Chiesa e interessata a mostrare l’impegno dei cristiani all’interno della comunità ecclesiale, della famiglia e della società.

1 e 2 TIMOTEO e TITO  vengono chiamate “lettere pastorali”, in quanto hanno di mira il governo della comunità ecclesiale. Queste lettere riflettono una situazione ecclesiale più sviluppata, che le caratterizza con più evidenza come opera della tradizione paolina. Esse si preoccupano di dare direttive sull’organizzazione delle comunità locali e sulla lotta contro i falsi maestri che sconvolgono la loro fede. Da ciò l’impegno a custodire il deposito della fede, la sana dottrina, e a formare degni ministri. L’invio di queste lettere a Tito e a Timoteo, discepoli diretti e preziosi di Paolo, intende dare prestigio all’insegnamento che propongono. In 2Tm 4, 6-8 è tracciato, in modo personalizzato e commovente, il “testamento spirituale”
dell’apostolo.

Totale lettere di Paolo 13: la lettera agli Ebrei non è sua.
Quattro lettere sono dette “lettere della prigionia”: Colossesi, Efesini, Filippesi, Filemone).
Probabilmente scritte in carcere a Roma.
Tre lettere sono dette “lettere pastorali”: due a Timoteo e una a Tito, pastori di Efeso e di Creta.

mnoemi