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San Nuno/ Lettera Generale PDF Stampa E-mail
Lettera alla Famiglia Carmelitana per la canonizzazione
del Beato Nuno di Santa Maria Álvares Pereira
Rivestito della corazza
della Giustizia…
FERNANDO MILLÁN ROMERAL O.CARM.

Rivestito della corazza
della Giustizia …
Lettera del Priore Generale
FERNANDO MILLÁN ROMERAL
a tutta la Famiglia Carmelitana
in occasione della canonizzazione
del Beato Nuno
di Santa Maria Álvares Pereira

Introduzione
Il prossimo 26 aprile 2009 sarà canonizzato nella Basilica di San
Pietro a Roma, il Beato Nuno di Santa Maria Álvares Pereira.
Tutta la famiglia carmelitana nel mondo intero celebra con gioia questa
canonizzazione che mostra il riconoscimento ufficiale da parte della
Chiesa della santità di vita del “Santo Connestabile”, che consideriamo
beato e nostro intercessore. La figura di San Nuno Álvares possiede una
serie di caratteristiche molto interessanti che hanno sempre suscitato
ammirazione, devozione ed affetto, non solo in Portogallo dove, evidentemente,
è molto popolare, ma anche in tutto il mondo carmelitano. Come
Priore Generale dell’Ordine mi unisco gioioso a questo coro di lode e mi
auguro che tale canonizzazione sia un momento di rivitalizzazione del
nostro Ordine, un momento di azione di grazie per i modelli di santità che
il Signore ci ha donato lungo tutta la storia del Carmelo ed anche un
momento di riflessione, di creatività, un momento in cui possiamo osservare
il meglio della nostra tradizione spirituale, per incontrare, lì, chiavi e
piste per una fedeltà creativa, per vivere in modo rinnovato, significativo
e gioioso il nostro carisma al servizio della Chiesa e dell’umanità.
I. Una figura del secolo XV per il secolo XXI?
Lo scorso 21 febbraio Sua Santità Papa Benedetto XVI ha annunciato
davanti al Concistoro dei Cardinali nella Sala Clementina,
che il 26 aprile di quest’anno avrà luogo la canonizzazione del Beato Nuno,
assieme alla canonizzazione di altri beati. Durante molte conversazioni,
viaggi, ed incontri successivi mi è stato chiesto quanto un personaggio che
visse tra il XIV e il XV secolo potesse essere attuale, in un mondo tanto
complesso, tanto diverso e tanto distinto da quello in cui Nuno visse.
In tal senso, conviene segnalare in primo luogo che la figura del
Beato Nuno ha sempre goduto nel nostro Ordine di una grande popolarità.
Non gli è mai mancata la “fama sanctitatis”, fino al punto che in alcuni
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momenti (quando né la normativa canonica circa le beatificazioni e le
canonizzazioni era forse tanto precisa e neppure le informazioni dei
fedeli, in alcune zone, erano tanto ricche come oggi) lo si considerava già
santo ed il suo culto si praticava con una certa normalità ed una grande
devozione. Non a caso, il nostro Beato Nuno è conosciuto negli ambienti
portoghesi come il “Santo Connestabile”. Infatti, mi si permetta di dire
che ci sarà difficile abbandonare l’espressione “Beato Nuno”, tanto estesa
e conosciuta nell’Ordine e nella famiglia carmelitana.
In secondo luogo, conviene ricordare che il messaggio profondo dei
santi è un messaggio che potremmo qualificare come “trasversale”, cioè,
va al di là dei luoghi e dei tempi in cui essi concretamente vissero. La
figura del santo, i suoi valori, le sue virtù, l’essenza del suo messaggio
sono validi ed applicabili ad altri luoghi e tempi della vita della Chiesa,
anche se, logicamente, è necessario compiere un lavoro di interpretazione
per non cadere né in un’imitazione semplice, superficiale ed infantile del
suo esempio (cosa che sarebbe ridicola e controproducente), né in un
oblio irresponsabile che (sotto l’apparenza di un falso intellettualismo che
disprezza la testimonianza dei semplici ed il sensus fidelium, tante volte
invocato dalla teologia moderna) ignori il validissimo esempio che i santi
ci offrono proprio nella nostra vita spirituale ed ecclesiale. Sono convinto
che, in questo senso, la figura di San Nuno Álvares Pereira abbia una serie
di valori e di caratteristiche che possono essere preziosissime per noi oggi
nel nostro vivere il carisma carmelitano e nella nostra vita cristiana in
generale.
Ne consegue, quindi, che la sua canonizzazione costituisce per noi un
motivo di gioia, di gratitudine e – per dirlo in un certo senso - di sano orgoglio
della nostra famiglia. Il Carmelo, come molti altri carismi che sono
sorti durante la storia della Chiesa, non nasce né vive per se stesso (come
se si trattasse di una setta), bensì nasce in quanto generato dallo Spirito
Santo, al servizio della Chiesa Universale, al servizio dell’annuncio del
Vangelo, al servizio della costruzione del regno di Dio. La santità di alcuni
dei suoi membri, riconosciuta ufficialmente dalla Chiesa, indica, quindi,
che il Carmelo ha vissuto pienamente, in loro, un ideale di santità e di servizio;
indica anche che esso ha compiuto una missione (sebbene con i suoi
limiti e le sue debolezze umane), ed ha arricchito la Chiesa nel suo pellegrinaggio
terreno.
Per questo motivo, come pure in occasione di tutte le beatificazioni o
le canonizzazioni, confluiscono in noi sentimenti di allegria e di gratitudine
da una parte, e di responsabilità ed impegno dall’altra. Ringraziamo
per tale riconoscimento. Però siamo coscienti che tale riconoscimento
costituisca anche un incitamento ad un cambiamento profondo e rapido
nella famiglia carmelitana, un invito alla santità di vita ed alla fedeltà alla
vocazione cristiana in generale e carmelitana in particolare.
Infine, vorrei richiamare l’attenzione dei nostri religiosi, delle nostre
religiose e dei laici che lavorano in diversi ambiti pastorali (parrocchie,
scuole, cappellanie…) perché si adoperino affinché la figura di San Nuno
di Santa Maria sia presentata con originalità, con creatività, e con profondità,
non limitandosi ad una descrizione semplicistica e superficiale, bensì
scoprendo e facendo scoprire la profondità del suo messaggio. Dipende
principalmente da noi il fatto che tale canonizzazione divenga qualcosa di
fruttifero e fecondo per le nostre comunità, i nostri campi pastorali e le
nostre vite, o che rimanga solamente un evento isolato e passeggero, senza
un vero effetto sull’Ordine e sulla famiglia carmelitana in generale.
II. Un lungo processo
Come già abbiamo indicato nel punto precedente, il processo di
canonizzazione del Beato Nuno, che giungerà al suo culmine il
prossimo 26 aprile nella Basilica di San Pietro, ha presupposto un lunghissimo
iter durato vari secoli, in cui sono coincisi molti e diversi fattori, circostanze
e vicissitudini storiche.
Molto presto si diffuse (e non solo in Portogallo) il culto del “Santo
Connestabile”: si effettuarono pellegrinaggi sulla sua tomba, si svolsero
manifestazioni religiose e profane in suo onore e si cominciò a celebrare la
sua festa, con culto pubblico ed ecclesiastico, all’inizio di novembre. Nel
1437, sei anni dopo la sua morte, il re del Portogallo, Dom Duarte I, e suo
fratello, Dom Pedro, ottennero dal papa Eugenio IV il permesso necessario
per iniziare il processo di canonizzazione. Dom Pedro, fratello del re,
compose una preghiera in onore del “Santo Connestabile”. In un Breviario
Carmelitano, scritto tra gli anni 1456 e 1478, fu inclusa la sua festa nell’ufficio
liturgico.
Purtroppo, per cause sconosciute, il processo intrapreso non si concluse.
Nonostante ciò, non si arrestò la diffusione del suo culto, fino al punto
che l’arcivescovo di Lisbona partecipò nel 1522 e nel 1548 alle due traslazioni
dei suoi resti mortali, approvando praticamente, di fatto, il suo
culto. Nel contempo, in onore del Beato si eressero alcuni altari a Lisbona,
nei dintorni di Aviz, di Sernache do Bomjardim (suo luogo di nascita) ed
in altri luoghi del paese. A tutto ciò, inoltre, si aggiunsero manifestazioni
festive abbastanza diffuse e pellegrinaggi annuali da varie parti del Portogallo.
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Dopo le note disposizioni di Urbano VIII sul culto “ab immemorabili”,
dedicato a santi e beati, già nel 1641 re João IV di Braganza sollecitò
la Santa Sede, in nome di tutto l’episcopato portoghese, perché riconoscesse
il suo culto. Richiesta rinnovata anche da parte dell’Ordine
Carmelitano nel 1656 e nel 1674.
Vicissitudini politiche ed altre cause, tra cui il terremoto di Lisbona
del 1755, impedirono il conseguimento di tale riconoscimento, sebbene
fosse rimasto sempre vivo il ricordo e la fama di santità di colui che comunemente
era chiamato il “Santo Connestabile”.
Finalmente, nel 1895, ebbe inizio il processo di riconoscimento di
un culto cominciato da tempo immemorabile. La sentenza del giudice
delegato, firmata il 7 marzo del 1914, fu confermata dalla Sacra Congregazione
dei Riti il 15 gennaio del 1918 ed approvata da Benedetto XV
il 23 gennaio del 1918.
Nel 1940, con l’autorizzazione di Pio XII, incominciò la causa di canonizzazione
del Beato Nuno. Tuttavia, le vicende della seconda guerra mondiale
impedirono di nuovo la realizzazione dell’opera attesa. Dopo altri
tentativi, che non giunsero a buon esito, finalmente la scoperta del tumulo
originario del Beato Nuno nel Carmine di Lisbona rianimò ancora di più
il desiderio di vederlo proclamare “Santo” dalla Chiesa. Si arrivò così ad
allestire il dovuto procedimento (sommario) o processo informativo,
aperto il 13 luglio del 2003 e chiuso il 3 marzo del 2004, al quale seguì, nei
mesi di maggio e giugno del 2004, una prosecuzione del procedimento.
Con tali atti processuali e con il materiale documentale raccolto specificatamente
da una commissione storica, si è preparata, poi, sotto la guida
di P. Felipe Amenós, postulatore dell’Ordine, la Positio. Completata la
valutazione storica e l’esame teologico specifico di tale Positio, d’accordo
con le norme del procedimento seguite dalla Congregazione per le Cause
dei Santi, il 6 maggio del 2008, si è riunito il Congresso Ordinario dei
Cardinali e dei Vescovi della stessa Congregazione, che ha pronunciato il
suo parere favorevole alla dichiarazione solenne delle virtù del Beato. Allo
stesso tempo, si è istruito anche il processo del supposto miracolo attribuito
all’intercessione del Beato, che si è concluso positivamente, con giudizio
unanime, il 17 giugno 2008. Lo scorso 21 febbraio, durante il Concistoro
dei Cardinali che ha avuto luogo nella sala Clementina del Palazzo
Apostolico del Vaticano, Sua Santità Benedetto XVI ha annunciato solennemente
la tanto anelata data di canonizzazione, e così, il prossimo 26
aprile, se Dio vuole, potremo partecipare con immensa gioia alla solenne
cerimonia di canonizzazione, nella cornice incomparabile della Basilica di
San Pietro a Roma.
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Per ciò che concerne la data per la celebrazione liturgica, nel calendario
proprio del nostro Ordine, fu stabilito di fissarla per il giorno 6 di
novembre per il Portogallo e per tutto l’Ordine, con rito doppio minore.
Questa, nel Breviario, riprendeva come testi propri le antifone del
Magnificat dei primi e secondi Vespri, e del Benedictus delle Lodi, così
come la preghiera propria e le lezioni del secondo notturno. I testi della
Messa e le antifone e le orazioni proprie presentavano letture estratte
dal Comune dei Confessori. Con la successiva riforma del Vaticano II,
la celebrazione del Beato Nuno è stata istituita come ufficio proprio
dell’Ordine Carmelitano per il primo giorno di aprile con il grado di
memoria obbligatoria, mentre per i carmelitani del Portogallo si è stabilito
il giorno 6 di novembre. La celebrazione del Beato è stata introdotta
anche nell’ufficio proprio dei Carmelitani Scalzi come memoria facoltativa,
rimanendo, però, obbligatoria anche per i Carmelitani Scalzi
portoghesi.
III. Appunti biografici
Per comprendere meglio questo messaggio perenne che ci offre la
figura di San Nuno di Santa Maria, al quale facevamo riferimento
prima, conviene porre in rilievo in maniera molto sommaria alcune
caratteristiche essenziali della sua biografia che, senza dubbio, aiuteranno
a tracciare meglio il profilo spirituale del Santo Connestabile.
Nuno nacque il 24 giugno del 1360 a Sernache do Bomjardim, figlio
illegittimo di Dom Álvaro Gonçalves Pereira, il quale fu Grande Priore
del Priorato di Crato dei Celebri Cavalieri di San Giovanni di
Gerusalemme e di Iria, per il quale Nuno avrebbe conservato sempre un
tenero affetto. La sua infanzia e la sua adolescenza trascorsero, quindi, in
un ambiente tra il cavalleresco ed il profondamente religioso. In gruppi di
questa tipologia, nei regni dell’Europa del Basso Medioevo, si cercava,
infatti, di vivere tali valori. Imbevuto degli ideali di Galaad, uno dei cavalieri
della tavola rotonda che accompagnavano il mitico re Artù, Nuno
avrebbe voluto rimanere celibe, ma per non contrariare suo padre accettò
di sposare Donna Eleonora de Alvim, dalla quale ebbe tre figli e con la
quale condusse una felice vita matrimoniale. Il matrimonio ebbe luogo il
15 agosto, festa dell’Assunzione di Maria, del 1376.
Due dei suoi figli morirono durante la loro infanzia e solo la terza,
Donna Beatrice, arrivò all’età adulta e sposò Dom Afonso, il figlio del re
João I, che suo padre Nuno aveva sempre servito con valore e fedeltà.
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Il giovane Nuno, quando aveva già solo tredici anni, si distinse rapidamente
a corte, verso cui, fin dall’adolescenza, fu destinato per servire
personalmente il re Fernando I. La sua nobiltà d’animo, il suo valore, la
sua lealtà verso il re e verso l’ideale della purezza, che sembravano essersi
impressi in lui sin da bambino, a imitazione del casto eroe Galaad, richiamarono
l’attenzione sia della famiglia reale che degli altri cortigiani.
Con la morte del re Fernando di Portogallo si verificò un problema
di successione dinastica, cosa alquanto frequente nei regni della Penisola
Iberica ai tempi della Riconquista. Alcuni cavalieri portoghesi (compresi
alcuni fratelli di Nuno) difendevano il diritto al trono di Beatrice, figlia
del re Fernando, sposata con il re di Castiglia, cosa che avrebbe probabilmente
portato all’annessione della corona portoghese al regno di Castiglia,
che così sarebbe divenuto – assieme a quello di Aragona - il regno più
forte della Penisola Iberica. Tuttavia altri cavalieri lusitani, tra i quali
anche Nuno, difendevano il diritto di successione al trono di João, fratello
del re Fernando. Esistevano anche interessi internazionali e non mancarono
cavalieri francesi ed inglesi che aiutarono una fazione o l’altra. Non
tardò molto a scatenarsi una guerra tra i due regni, provocata dal problema
della successione dinastica. La guerra durò vari anni, con periodi di
relativa calma. Nell’aprile del 1384, le truppe portoghesi (al servizio di
Dom João) vinsero la fazione rivale nella battaglia di Atoleiros (fatto che
implicò poco tempo dopo la salita al trono di João I che avrebbe nominato
Nuno suo Connestabile). Un anno più tardi, il 14 agosto del 1385 (la vigilia
della festa dell’Assunzione della Vergine) le truppe comandate da Nuno
Álvares Pereira sconfissero i seguaci del re di Castiglia nella memorabile
battaglia di Aljubarrota e poco tempo dopo anche a Valverde (già all’interno
del regno di Castiglia), il che fece sì che Nuno acquistasse una
grande fama come eroe nazionale. Sebbene la guerra fosse proseguita
ancora con altri scontri che si verificarono anche vari anni più tardi, la
vittoria, a questo punto, era già praticamente dei portoghesi. La pace
definitiva fu firmata nel 1411. Può essere esemplificativo della fama che
acquistò Nuno come eroe nazionale e come Connestabile il fatto che Luís
de Camões, il grande poeta portoghese, abbia inserito un pregevole elogio
al nostro uomo nel canto IV del suo celebre poema epico Os Lusiadas,
opera che rappresenta il vertice della letteratura portoghese del Rinascimento.
Anche nella vicina Spagna, vari autori classici dei secoli XVI e
XVII (Calderón de la Barca o Tirso de Molina, tra gli altri) celebrarono
la nobiltà e l’eroismo del già mitico Connestabile.
Tuttavia, poco più tardi, la disgrazia si accanì contro la famiglia del
Connestabile. Nel 1387 morì sua moglie, donna Leonor de Alvim che
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viveva a Porto con la loro figlia, dopo di che, l’ancora giovane Nuno si
rifiutò di contrarre un nuovo matrimonio. La vita di devozione e penitenza
(che sempre aveva condotto) si accentuò tantissimo, ed il Connestabile,
eroe di tante battaglie, famoso guerriero al servizio del re, andò poco a
poco acquisendo la reputazione di uomo pietoso e santo.
In questi anni si deve collocare il suo intervento decisivo per la
costruzione (tra varie altre chiese e conventi) del convento e della chiesa
dei carmelitani a Lisbona, adempiendo, così, ad una promessa votiva
rivolta alla Vergine. Sembra che si fosse messo in contatto con l’Ordine
attraverso un antico compagno d’armi, che era diventato carmelitano ed
era entrato nel convento di Moura, Dom João Gonçalves, ed anche attraverso
Frate Alfonso de Alfama, Vicario dell’Ordine in Portogallo con il
quale sembra ci fosse un legame d’amicizia e fiducia. Si scelse, per il suddetto
convento, uno dei luoghi più alti di Lisbona. Le opere durarono più
di otto anni. I carmelitani, provenienti dal convento di Moura, si insediarono
nel celebre “O Carmo” di Lisbona il 15 agosto (ancora una volta)
del 1397 dove rimasero fino al 1755, quando il tempio fu praticamente
distrutto dal terremoto che devastò Lisbona in quell’anno.
Nel 1415, Nuno ha ancora tempo di partecipare ad una nuova campagna
portoghese, questa volta oltre il distretto di Gibilterra, a Ceuta,
comandando ed apportando la sua esperienza militare alla spedizione
portoghese che si dirigeva alla suddetta cittadina nel nord dell’Africa.
Nuno, a 55 anni, si sentiva già stanco. Poco dopo si verificò la morte di sua
figlia, il che probabilmente accelerò la sua decisione di allontanarsi dal
mondo e di condurre una vita consegnata totalmente alla penitenza, alla
pietà e alla preghiera.
Così, nell’agosto del 1423, il Connestabile, figura ammirata e di gran
prestigio, decise, davanti allo stupore generale, di entrare nel Convento
del Carmine che egli stesso aveva fondato e di condurre una vita di totale
penitenza e di austerità come fratello donato. Il 15 agosto, festa
dell’Assunzione della Vergine e data a cui sembra che la vita di Nuno fosse
intimamente legata, egli vestì l’abito del Carmelo e prese il nome di Frate
Nuno di Santa Maria. Nonostante pressioni di vario tipo, rifiutò privilegi
e mitigazioni dell’austerità conventuale. Per intervento di Dom Duarte
(figlio di João I, il re che Nuno aveva servito con fedeltà per anni), si convinse,
per lo meno, a non rifugiarsi presso un convento lontano, come
Frate Nuno desiderava per evitare visite e omaggi che andavano contro il
suo desiderio di totale penitenza ed umiltà. Il principe ottenne anche che
Nuno rinunciasse al suo desiderio di mendicare per il convento, per le
strade di Lisbona, come facevano i fratelli donati.
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Prova della sincerità e della fermezza del suo desiderio fu il fatto che
negò sempre di essere chiamato con altro nome se non “Frate Nuno di
Santa Maria”, rifiutando qualunque titolo nobiliare.Ma ancora, quando il
principe Dom Duarte pretese che conservasse il titolo di Connestabile,
Nuno rispose con umiltà ma con fermezza: Il Connestabile è morto ed è
sepolto in un santuario…
Dopo otto anni di vita di penitenza e di grande austerità, Frate Nuno
di Santa Maria morì a Lisbona il primo aprile del 1431. I suoi funerali
costituirono un’enorme manifestazione di dolore, sia da parte della nobiltà
e della famiglia reale (che avevano un grande debito di gratitudine verso
quel nobile cavaliere vincitore sul campo di battaglia) sia da parte dei carmelitani
e dei tanti devoti che avevano visto in lui un modello di penitenza,
di umiltà e di disprezzo delle glorie e degli onori di questo mondo.
IV. Nuno, santo dell’Eucarestia
Una delle caratteristiche che spiccano nel profilo spirituale di San
Nuno è la sua profonda devozione eucaristica. Senza dubbio,
detta devozione si manifestò nelle forme e nei modi tipici di quell’epoca. È
ben noto il suo desiderio di restaurare le chiese devastate dalla guerra o da
altre cause, perché l’eucarestia potesse essere celebrata con dignità. Così
fondò o restaurò confraternite del Santissimo Sacramento in molti luoghi,
e promosse le celebrazioni del Corpus Domini, insistendo ed ordinando che
queste si realizzassero con solennità, decoro e devozione, e tutto ciò, proprio
in un’epoca della storia della Chiesa in cui sorgevano, in diversi
ambiti, critiche all’idea della presenza reale di Dio nell’Eucarestia.
Così, tanto al tempo in cui era Connestabile dell’Esercito, quanto nell’epoca
in cui viveva in convento, era solito partecipare frequentemente
all’eucarestia, preparandosi spiritualmente con molta serietà e con penitenze
e digiuni. Raccontano le cronache dell’epoca, le quali sono state
inserite nell’istruttoria del processo, che una volta gli chiesero dei motivi
personali della suddetta devozione eucaristica, ed il Connestabile rispose:
Chi volesse vedermi vinto nelle battaglie, che mi allontani da questo sacro
convito, nel quale Dio stesso, pane dei forti, dà vigore agli uomini.
Pertanto, fortificato da questo cibo, mi rivesto dell’animo e del valore
necessario per vincere il nemico…
Al di là dell’episodio in sé e delle circostanze in cui queste parole
furono pronunciate, risulta interessante per noi questa fiducia piena nel-
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l’eucarestia che, concepita come pharmakon (come la denominarono alcuni
Padri della Chiesa greci), ci aiuta a vincere i nemici della vita, che oggi
non sono più i soldati o i cavalieri rivali, bensì nemici ben più pericolosi
come il peccato, la violenza, l’egoismo …
Questa centralità dell’eucarestia nelle nostre vite, si collega molto
bene con lo spirito carmelitano, poiché già dalla Regola stessa, nel Capitolo
XIV, il carmelitano è chiamato a porre l’eucarestia al centro (non solo
in senso architettonico o temporale come chiede il testo della Formula
Vitae), bensì al centro delle nostre tendenze, delle nostre inquietudini, del
nostro apostolato e delle nostre vite…
Che l’esempio della devozione eucaristica di San Nuno di Santa
Maria ci aiuti a rivitalizzare la nostra vita eucaristica, perché il sacramento
centrale della nostra fede non divenga una mera routine o una mera
attività pastorale, bensì illumini tutta la nostra vita e proietti i valori del
regno sul nostro mondo e sulla nostra società di oggi.
V. Nuno, Santo di Maria
Altro tratto molto chiaro del profilo spirituale di San Nuno fu la
sua devozione alla Vergine Maria. Già nella sua vita da soldato
si raccomandava sempre alla Vergine Santissima prima delle battaglie e
chiedeva anche che i suoi soldati facessero lo stesso. Aveva piena fiducia
nella protezione della Vergine. Digiunava frequentemente in onore della
Vergine ed esortava sempre alla devozione mariana coloro che lo circondavano.
Allo stesso modo, terminate le battaglie, era solito fare un pellegrinaggio
ad un qualche santuario mariano.
Per questa ragione ne fece ricostruire alcuni che si trovavano in cattivo
stato o erano completamente abbandonati. Egli stesso finanziò la
ricostruzione di alcune chiese, ne fece costruire di nuove o, in altri casi, si
adoperò per una degna decorazione. In questo senso, molte chiese dedicate
al patrocinio mariano devono ad una maggiore o minore partecipazione
del Santo Connestabile la loro creazione o conservazione, come la
chiesa di Souzel, il tempio dedicato alla Vergine dei martiri di Estremoz,
Vila Viçosa, Portel, Evora, Mourão, Camarate, Monsaraz, ecc. Una menzione
speciale meritano in questa lista sia il monastero dedicato a Santa
Maria della Vittoria (conosciuto come Mosteiro da Batalha), fatto erigere
dallo stesso re João I su richiesta del suo Connestabile per commemorare
la battaglia di Aljubarrota (non lontano da Fatima, costituisce uno dei
gioielli del gotico portoghese), sia la sontuosa chiesa del Carmine a
Lisbona. Anche alcuni storici hanno attribuito all’intervento del Santo
Connestabile l’importanza che stava guadagnando in Portogallo la devozione
all’Immacolata Concezione, che con il tempo diverrà Patrona del
paese, su richiesta del re João IV, nel 1640.
Logicamente la devozione mariana di Nuno crebbe con il contatto
con i carmelitani e, soprattutto, quando entrò nel convento di Lisbona
come fratello donato. Il fatto che avesse scelto come nome religioso quello
di “Nuno di Santa Maria” è evidentemente significativo. Sembra che egli
passasse ore in preghiera davanti ad un’immagine della Vergine, alla quale
si affidava costantemente. Senza dubbio, il suo esempio contribuì a far
sì che quella chiesa divenisse un centro importantissimo di devozione
mariana.
Ancora una volta, l’esempio di San Nuno può essere anche uno stimolo
per la nostra stessa vita spirituale. Certamente la devozione mariana
di Nuno era vissuta secondo le forme e le espressioni di pietà di quell’epoca.
Ogni periodo della storia deve cercare le sue proprie espressioni e
nel caso concreto del Carmelo, siamo chiamati a mostrare ed a diffondere
la devozione alla Vergine Santissima in modo che questa sia un riflesso
della “buona novella” della salvezza di Cristo. Dobbiamo far sì che, come
ci ha richiesto il Concilio Vaticano II, la nostra pietà e la nostra devozione
mariana non si esauriscano né in uno sterile e passeggero sentimentalismo, né
in una certa qual vana credulità (LG 67).
VI. Nuno, santo dell’umiltà
Una delle caratteristiche che più richiama l’attenzione nella figura
del nuovo santo è, senza ombra di dubbio, l’umiltà. Nuno fu
sempre un uomo umile, un uomo che evitava gli onori eccessivi e le ambizioni
di potere, non solamente alla fine della sua vita, quando, essendo già
carmelitano, visse in modo totalmente austero e penitente, ma anche
quando era Connestabile ed una delle figure più celebri ed ammirate della
Corona portoghese.
È ben nota la sua tendenza all’umiliazione personale negli ultimi anni
di vita come donato carmelitano, fino al punto che il principe Dom
Duarte, temendo che la sua condotta provocasse una mancanza di considerazione
o anche una certa irrisione nei confronti della corona o delle istituzioni
più importanti del regno, gli proibì di mendicare per le strade di
Lisbona e gli impedì di ritirarsi in un convento troppo lontano e remoto
per non essere riconosciuto come il Connestabile. Di fronte a queste due
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richieste del principe, Frate Nuno dovette cedere. Però ci furono ancora
altre richieste che l’anziano carmelitano rifiutò con fermezza. Così, per
esempio, rifiutò di diventare sacerdote o di evitare i lavori più umili e grossolani
nel monastero, lavori che, secondo il parere del principe e di molti
nobili, erano contrari alla dignità e alla fama dell’eroe nazionale. Non si
deve dimenticare, inoltre, che Nuno era imparentato con la famiglia reale
per il matrimonio di sua figlia Beatrice (sposata con Dom Afonso, figlio
di João I), cosa che rendeva ancora più scomodo il suo comportamento
per i monarchi. Si rifiutò assolutamente anche di continuare a portare il
titolo di Connestabile o di essere chiamato con altro nome che non fosse
quello di Frate Nuno di Santa Maria. Come abbiamo visto prima, la sua
risposta fu radicale e senza giri di parole: Il Connestabile è morto ed è sepolto
in un santuario…
Senza dubbio, ci troviamo di fronte ad un aspetto molto significativo
per la nostra attuale vita cristiana. In un mondo che idolatra il potere, la
fama, il prestigio sociale (a volte anche a costo della verità o della giustizia);
in un mondo in cui si fomenta la vanità delle ricchezze o dei titoli; in
un mondo in cui, nonostante un terzo dell’umanità viva nell’indigenza ed
in alcune zone del pianeta permanga ancora la piaga terribile della fame,
si fa sfoggio di lusso e di ricchezze assolutamente eccessive; in un mondo
in cui viviamo schiavi dell’immagine personale, del look, dell’apparenza,
del culto del corpo e del politicamente corretto… l’esempio di San Nuno
ci ricorda il valore dell’umiltà e della semplicità, ed in modo speciale
richiama noi carmelitani a mantenere questo spirito e questa forma di
vivere e di stare nel mondo in modo semplice ed umile, per quanto importante
possa essere il nostro lavoro, la nostra missione o la nostra posizione
ecclesiale.
Alcuni grandi carmelitani, successivamente, hanno vissuto ed hanno
sottolineato il valore dell’umiltà. Pensiamo alla celebre asserzione di Santa
Teresa d’Avila nella sesta dimora: umiltà è camminare nella verità; o all’appello
alla semplicità verso ciò che è modesto di Teresa di Lisieux; o pensiamo
all’esempio sublime di umiltà che diede sempre il beato Tito
Brandsma, anche se occupava i più alti incarichi nell’università e nella
vita civile del suo paese. Tantissimi altri esempi si potrebbero citare di
questa vita profondamente vissuta nell’umiltà che si è compiuta sempre
nel Carmelo. Si tratta indubbiamente di un’umiltà piena di coraggio e di
valore, di un’umiltà che non è solo una virtù psicologica, ma piuttosto una
conseguenza della fede nel Dio incarnato, nel Dio che non esitò ad assumere
la nostra umile e fragile condizione, divenendo simile agli uomini per
salvare, dal basso, il genere umano (cfr. Fil 2, 6-11).
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Che l’esempio di San Nuno di Santa Maria aiuti anche noi a vivere
la semplicità evangelica, ci aiuti a non lasciarci sedurre dalle vanità di questo
mondo (a volte molto subdole) ed a rimanere sempre vicini e solidali
con gli ultimi, con gli emarginati, con i “piccoli” e gli esclusi.
VII. Nuno: una chiamata alla conversione radicale
Nel monastero di Batalha, dedicato a Santa Maria della Vittoria,
del quale abbiamo parlato precedentemente, oggi si può contemplare
la imponente statua equestre del Connestabile Nuno Álvares
Pereira, ritratto come guerriero ed eroe nazionale, che con una mano
impugna la spada e con l’altra stringe le briglie del cavallo. Dentro la
chiesa, vicino all’altare, esiste un’altra statua, molto più piccola, di scarso
valore artistico, ma molto rappresentativa. Si tratta di Nuno di Santa
Maria, già anziano, in abito carmelitano, con la Regola del Carmelo in una
mano, in atteggiamento di meditazione e di preghiera. Alcuni visitatori di
Batalha non si accorgono nemmeno che si tratti dello stesso personaggio,
data la grande trasformazione ed il contrasto tra una figura e l’altra.
Molti teologi ed esperti di spiritualità hanno parlato di una specie di
“seconda conversione” o di conversione radicale che a volte accade nella
vita dei santi e di coloro che cercano Dio. Evidentemente ci riferiamo alla
conversione in senso ampio, giacché, in senso stretto, essi già erano convertiti
alla fede e generalmente cercavano di viverla con autenticità e sincerità.
Tuttavia, in un dato momento, generalmente nella maturità, si produce
nella vita del santo, del mistico, dell’uomo spirituale, una chiamata
alla radicalità, un desiderio di vivere la fede in modo totale, con tutte le
conseguenze. È allora che essi divengono un segno, un richiamo all’attenzione,
un avvertimento per tutta la Chiesa che prende così coscienza della
tendenza (della tentazione) alla mediocrità, alla routine, alla vita di fede
in qualche modo fiacca ed imborghesita.
Molti nomi si potrebbero citare in tal senso: Teresa di Gesù davanti
al Cristo piagato, Teresina e l’esperienza terribile della sua malattia, Tito
Brandsma nel campo di concentramento, Thomas Merton in una strada
rumorosa di Loiseville, Monsignor Romero davanti al corpo senza vita di
Rutilio Grande, Madre Teresa di Calcutta colpita dalla povertà orribile
dei moribondi… e tanti altri.
Anche Nuno sente, in un momento preciso della sua vita, questa
chiamata a lasciare tutto, ad abbandonare gli onori, i titoli, la nobiltà ed il
prestigio per consegnarsi in modo radicale ad una vita di penitenza e di
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preghiera. La sua figura deve essere anche per le nostre coscienze un
richiamo, un appello alla radicalità, un invito a rivedere i nostri criteri, a
purificare i nostri intenti, a vivere il Vangelo senza compromessi né mezze
misure. È in questo che troviamo il grande messaggio e l’attualità dei santi.
Senza cadere in un pacifismo che sarebbe totalmente anacronistico,
senza dubbio possiamo affermare che Nuno abbandona le armi e l’armatura,
per dedicarsi interamente alla battaglia dell’amore e della santità.
Come quei primi carmelitani che (immersi in qualche modo nel fenomeno
delle Crociate) si ritirano sul monte Carmelo come eremiti e penitenti ed
includono, nella loro Formula Vitae, la bellissima descrizione delle armi spirituali
che (tra le tante altre) fa San Paolo nella Lettera agli Efesini, allo
stesso modo anche Nuno abbandona le armi materiali e si riveste dell’armatura
di Dio e, con la corazza della giustizia, anch’egli abbraccia lo
scudo della fede e si copre la testa con l’elmo della salvezza. Anche Nuno
afferra la spada dello Spirito e della Parola ed annuncia, con il miglior
linguaggio possibile, con il più autentico ed il più credibile (quello della
propria vita), la piena fiducia in Dio e la chiamata alla conversione.
Se non vogliamo che questa canonizzazione rimanga solo un fatto
storico, un fatto superficiale, accessorio; se vogliamo che la figura di San
Nuno di Santa Maria sia per noi un modello di vita e che la sua canonizzazione
sia un momento di ripresa e di rivitalizzazione del Carmelo; se
confidiamo pienamente nella sua intercessione, assicurata dalla solenne ed
ufficiale proclamazione della Chiesa … allora cerchiamo di approfondire
il suo messaggio ed il suo insegnamento e di farli nostri ed accoglierli con
gratitudine e con l’impegno rinnovato di vivere la nostra vocazione nel
Carmelo. Anche noi sentiamoci chiamati a rivestirci della corazza della
giustizia (Induenda est lorica Iustitiae …) di cui parla la nostra Regola
citando la Lettera agli Efesini (Ef 6, 14), questa corazza che ci porta ad
amare il Signore con tutto il nostro cuore, con tutta l’anima e con tutte le
nostre forze, e il prossimo come noi stessi (Regola, XIX).
*****
Vorrei, infine, esprimere il mio riconoscimento e quello di tutto
l’Ordine verso coloro che hanno reso possibile questa canonizzazione:
P. Felip Amenós Bonet, O.Carm., che essendo postulatore ha lavorato
risolutamente alla causa di canonizzazione; P. Giovanni Grosso, O.Carm.,
attuale Postulatore Generale, che ha preparato, assieme ad una commissione,
gli atti che accompagneranno la canonizzazione, così come P. Fran-
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cisco José Rodrígues, O.Carm., Vicepostulatore della causa, e tutti coloro
che dal Portogallo hanno collaborato e hanno aiutato in vari modi per far
conoscere la figura di San Nuno.
Dobbiamo congratularci cordialmente con il popolo portoghese, per
il quale Nuno non è solo un esempio vivo di santità, ma anche un eroe
nazionale. Ciò costituisce per me, in quanto spagnolo, un motivo speciale
di orgoglio, poiché si tratta di una figura tanto importante per questa
nazione sorella e così cara che è il Portogallo.
Mi rimane solo di congratularmi con tutta la famiglia carmelitana
estesa per i cinque continenti.
Viviamo con sano orgoglio di famiglia questa canonizzazione. Che il
seme seminato dal nostro nuovo Santo trovi in noi terra fertile e disponibile
a dare frutti di santità.
Che Maria, Madre del Carmelo, e modello sublime di santità, continui
ad illuminarci affinché nella nostra famiglia sorgano sempre figure
come quella di San Nuno di SantaMaria, che ci conducano verso il monte
della perfezione che è Cristo.
FERNANDO MILLÁN ROMERAL, O.CARM.
Priore Generale