J.M.J.E
Santa Pasqua 2025
Il Sacro Triduo di quest’anno mi ricorda nell’immediato le parole del Priore Generale pronunciate all’inizio dell’incontro avuto a Sassone, al termine dell’Assemblea Federale: «Dio è Buono».
Sono parole che gli ho sentito pronunciare più di una volta e che derivano, a mio modo di vedere, da una visione provvidenziale della vita, dove nulla è lasciato al caso e, come afferma san Paolo:
“Tutto concorre al bene di coloro che amano Dio” (Rm 8,28-30).
La bontà di Dio nel Vangelo e nella storia del Carmelo
- C’è una bontà di Dio Padre che tesse la trama del brano di Vangelo appena letto.
- C’è una bontà di Dio che invia il Figlio, il quale, venuta la sua ora, “… avendo amato i suoi … li amò sino alla fine”.
- C’è una bontà del Figlio che deposte le vesti, cominciò a lavare i piedi dei discepoli perché potessero aver parte con Lui.
- C’è una bontà di Dio che progetta e attualizza un piano di salvezza attraverso il quale ordina tutto a Sé.
C’è una bontà infinita di Dio che ha voluto il Carmelo, con le innumerevoli schiere di Santi e Sante che lo hanno arricchito con i doni di Grazia che hanno mediato.
C’è una bontà nei Carmelitani e nelle Carmelitane sparsi nei cinque continenti, che si adoperano per aprire nuovi cammini divini sulla terra.
La bontà di Dio nella nostra Comunità
- C’è una bontà nella nostra vita ordinaria, attraverso la quale Dio ci si rivela costantemente.
- C’è una bellezza nell’ordinarietà, perché lì si rivela l’infinito amore di Dio.
- Vedo una ordinarietà attraverso la quale vivere un costante atteggiamento di gratitudine per le innumerevoli e costanti bontà delle quali la Provvidenza ci arricchisce attraverso chi ci sta accanto.
È un andare controcorrente in una società dove, in un’ottica di autoreferenzialità, l’individualismo induce a pensare che tutto sia dovuto.
Frequentemente oggi, la logica del dono di sé è sostituita dalla logica dell’utilitarismo e dell’efficientismo.
Liturgia, Eucaristia e vita fraterna
- Vedo una bontà nella possibilità di condividere una costante liturgia di lode e l’Eucaristia quotidiana: è Dio che, nella sua bontà infinita, si dona costantemente a noi.
- Vedo una bontà di Dio nella vita fraterna in Comunità, che sprigiona non solo dagli aspetti positivi ma anche dalle fragilità umane di ognuna di noi.
- È il luogo teologico per eccellenza, dove viviamo la possibilità dell’esercizio del servizio che ci conforma a Cristo.
La vita fraterna è il luogo dove possiamo realizzare pienamente la nostra vocazione religiosa.
Vedo una bontà nella comunione delle diversità, che ci arricchiscono.
E sotto questo punto di vista, la nostra è una Comunità molto ricca e dalle innumerevoli potenzialità.
Penso anche alla fondazione in Romania e alle ampie possibilità apostoliche che presenta.
La comunità come realtà storica e spirituale
Mi piace guardare ai discepoli e a Gesù come a una realtà comunitaria, costruita dai rapporti che quelle persone riuscivano a intrattenere tra di loro.
Penso sia importante saper accettare il processo di sviluppo di ogni singola sorella, riconoscendo che ognuna ha qualcosa da dare a tutte.
La comunità è luogo dove è importante vedere se stesse e le altre come capaci di cambiamento e orientamento al bene, attraverso un processo in continuo divenire.
Come per i discepoli, anche per noi la comunità è, in sintesi, il luogo dove, attraverso la bontà delle relazioni, veniamo stimolate ad un continuo passaggio dall’io al tu, nella ricerca costante delle “cose di Cristo”.
Lo sguardo alle cose di lassù
«Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio; pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra. Voi infatti siete morti e la vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio! Quando si manifesterà Cristo, la vostra vita, allora anche voi sarete manifestati con lui nella gloria»
(Col 3,1-5.9-11)
È l’augurio che con gratitudine rivolgo a ognuno e a ognuna per questa Santa Pasqua 2025.
Suor Maria Valentina della Croce
priora
