Monastero Carmelo Sant'Anna

Carpineto Romano

XXVI domenica C

Signore, tutto ciò che hai fatto ricadere su di noi l’hai fatto con retto giudizio;
abbiamo peccato contro di te, non abbiamo dato ascolto ai tuoi precetti;
ma ora glorifica il tuo nome e opera con noi secondo la grandezza della tua misericordia.
(Dn 3, 31.29.30.43.42)

Colletta C
O Dio, tu chiami per nome i tuoi poveri,
mentre non ha nome il ricco epulone;
stabilisci con giustizia la sorte di tutti gli oppressi,
poni fine all’orgia degli spensierati,
e fa che aderiamo in tempo alla tua Parola,
per credere che il tuo Cristo è risorto dai morti
e ci accoglierà nel tuo regno.

In questa domenica c’è la denuncia dell’oppressione del ricco al povero, in cui si rispecchia non solo la situazione della società del tempo di Gesù,
ma anche la nostra società. La parabola è una denuncia forte e radicale di questa situazione.

È il profeta Amos (6, 1a.4-7) che ne parla in una pagina che possiamo ricollegare al Vangelo.
San Paolo, invece, fa una raccomandazione a Timoteo (1Tim 6, 11-16): quella cioè di vivere in Cristo, con giustizia, con pietà, con fede, con carità, con pazienza, con mitezza,
ed evitando tutto ciò che è contrario.

Il Vangelo (Lc 16, 19-31) ci narra una vicenda poco simpatica: è la parabola del “ricco epulone” -chiamato così perchè gozzovigliava tutto il giorno-.
Immaginiamo di stare a vedere la tv: il ricco indossa abiti regali (porpora e bisso dice il testo);
adopera la mollica del pane per pulirsi le mani e le dita unte di grasso… visto che non si adoperavano le posate perché non c’erano!
Quindi lascia cadere le briciole sotto la tavola.
Chiamiamo quest’uomo “il ricco epulone”, in cui epulone è un attributo che significa “banchettatore”: è un mangione di professione; non mangia per vivere ma vive per mangiare, diremmo!
Al contrario del ricco, il povero ha un nome: si chiama Lazzaro, nome che viene da Eleazaro, e significa “Dio aiuta”, e vive alla porta di questo ricco, coperto di piaghe e digiuno.
In Lazzaro possiamo vedere Gesù che “da ricco che era, si fece povero” (2Cor 8,9) e grazie alla “sue piaghe noi siamo stati guariti” (Is 53,5; 1Pt 2,25).
Lazzaro muore e viene portato nel seno di Abramo – consolazione migliore per il pio Israelita non c’era!-.
Epulone muore e non va nel seno di Abramo.
Ci sembra una parabola moraleggiante e forse un po’ scontata: se fai il bravo vai in Paradiso, se agisci male e privo di bene vai all’inferno.
La vera chiave interpretativa ci è data dalla colletta: “O Dio, tu chiami per nome i tuoi poveri,
fa che aderiamo in tempo alla tua Parola per credere che il tuo Cristo è risorto dai morti e ci accoglierà nel tuo regno”.

Il Signore ci chiama per nome ed è sintomatico che venga riportato solo il nome di Lazzaro, che nella parabola non parla.
Se siamo “poveri”, vuoti di noi stessi, se non saziamo i nostri ventri e svuotiamo il cuore,
allora potremo sentire il nome nuovo con il quale il Signore ci chiama e vivere di giustizia, di pietà, di fede, di carità, di pazienza e di mitezza.
La Parola di Dio di questa domenica ci richiama alla Presenza di Dio in mezzo a noi, a saper vivere alla sua Presenza,
saperlo riconoscere in chi ci vive accanto, saper dare una goccia d’acqua a chi ci chiede da bere, delle briciole di pane a chi ha fame,
un aiuto a chi ci chiede aiuto, il perdono a chi ci chiede il perdono.
Se vogliamo tradurlo in termini attuali: nel riconoscere Dio Padre misericordioso nel lavavetri che ci “disturba” al semaforo,
nel mendicante che ci “urta” fuori dalla porta delle nostre chiese,
nello straniero che ha una cultura diversa dalla nostra e dal quale ci sentiamo sfidati.
Se riconosceremo in costoro delle persone che hanno un nome e non un etichetta allora sentiremo anche il nostro nome nuovo.

In questa settimana:
– 28 settembre: s. Venceslao, mem. fac; s.ti Lorenzo Ruiz e compagni martiri, mem. fac.-domenica-
– 29 settembre: s.ti Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele, festa
– 30 settembre: s. Girolamo, presbitero e dottore della chiesa, memoria
– 1 ottobre: s. Teresa di Gesù Bambino, festa
– 2 ottobre: s.ti Angeli Custodi, meme.
– 4 ottobre: s. Francesco d’Assisi, festa, patrono d’Italia

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