Monastero Carmelo Sant'Anna

Carpineto Romano

Pentecoste

Ingresso:
Lo Spirito del Signore riempie l’universo;
egli che tutto abbraccia, conosce ogni linguaggio. Alleluia
(cfr. Sap 1, 7).

E’ la Pentecoste. Dovremmo “parlare” dello Spirito Santo, ma non è facile.
Si può tentare qualche cosa solo con l’aiuto dello stesso Spirito.
Le nostre parole infatti sono inadeguate per esprimere questo “Fuoco”, questo “Amore” che ci riempie “ma è lo Spirito stesso che intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili” (Rm 8, 26), che noi non comprendiamo.
Lo Spirito Santo viene in noi continuamente perché siamo sua dimora, ci rende abitabili, ci porta il Figlio con il Padre. Lo Spirito Santo crea in noi quella comunione di amore che regna tra il Padre e il Figlio. Ci rende aperti e disponibili ai fratelli. Lo Spirito Santo è il nostro “maestro interiore” ed esercita questa funzione sempre, anche quando noi non vogliamo ascoltare.
Lo Spirito Santo ci spinge alla preghiera, è la guida, è il regista e noi parliamo al Padre e al Figlio con le parole da Lui suggerite.
Lo Spirito Santo ci allena alle prove della vita, ci rende forti e costanti.

San Paolo ci dice:”Camminate secondo lo Spirito” e “il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé” (Gal 5, 16; 22).
In un altro passo dice ancora:”Se pertanto viviamo dello Spirito, camminiamo secondo lo Spirito” (Gal 5, 25).
Il giorno della Pentecoste gli apostoli, riuniti nel cenacolo, ricevettero il dono dello Spirito Santo,
da allora e prima di allora noi assistiamo alle meraviglie del Signore che opera continuamente.

Facciamo nostra la preghiera di santa Elisabetta della Trinità, carmelitana:
“O Fuoco consumatore, Spirito di amore,
scendi sopra di me,
affinché si faccia nella mia anima come un’incarnazione del Verbo
ed io sia per lui un’aggiunta d’umanità
nella quale Egli rinnovi tutto il suo mistero” (Elevazione).

O Spirito Santo, vieni in noi nella Pentecoste quotidiana che il Signore ci prepara nella mensa della Parola e del Suo Corpo e Sangue;
vieni in noi e trasformaci continuamente in apostoli fedeli e coraggiosi del tuo regno; vieni in noi e opera meraviglie di amore;
vieni in noi e facci essere, insieme con il Padre e con il Figlio, quella comunione di amore che si perpetua continuamente per tutta l’Eternità. Amen.

“Non vi lascerò orfani” (Gv 14, 18). Così dice Gesù ai suoi discepoli prima di salire al cielo dopo la sua risurrezione. Lo ripete ad ogni cristiano, ad ogni figlio della luce. Gesù per rendere testimonianza al Padre è morto sulla croce. Per rendere testimonianza a Gesù i discepoli dovranno soffrire, subire persecuzioni e, talora, la morte.
Il cristiano deve percorrere la stessa via di Gesù. Egli dice:”se qualcuno vuol venire dietro a me…prenda la sua croce e mi segua” (Mt 16, 24). Egli parla di una croce reale che esige, talvolta, una forza eroica:”vi scacceranno dalle sinagoghe, anzi viene l’ora in cui chi vi ucciderà penserà di rendere omaggio a Dio” (Gv 16, 2).
La vera testimonianza a Cristo si dà quando l’esser cristiani ci costa. Il vero amore a Cristo si rivela nelle difficoltà, nelle fatiche, nelle persecuzioni, ecc. Quanti Sacerdoti e cristiani servono il Signore della gloria in catene e…fino al sangue? Ora, dove si attinge tale forza capace di testimoniare l’amore a Gesù e la fedeltà a Lui fino al sangue? “Non vi lascerò orfani” (Gv 14, 18), Egli promette il Paraclito. Il Paraclito è lo Spirito Santo che manderà dal cielo ai suoi discepoli. I discepoli si riunirono con Maria nel cenacolo ed erano assidui e concordi nella preghiera in attesa dello Spirito promesso loro da Gesù. La Chiesa, ogni cristiano, sono in attesa di speranza. Essi possiedono già lo Spirito di luce, di forza, di santità per dare testimonianza della presenza di Gesù risorto. La Chiesa maestra di verità e Madre di ogni figlio di Dio rigenerato nella grazia attende con fiducia la nuova Pentecoste, perché Dio mediante lo Spirito, rinnovi la faccia della terra. La Chiesa -e la Chiesa siamo noi!- prega ed implora i doni dello Spirito facendosi forte della promessa di Gesù:” Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito perché rimanga in eterno con voi” (Gv 14, 16). Lo Spirito non è altro che la carità-amore di cui vive la Chiesa, di cui vive ogni figlio di Dio e della Chiesa. Chi vive la carità attira dentro di sé l’Amore del Padre e del Figlio. Gesù ce lo dice chiaramente:”Se nel fare la tua offerta nell’altare ti ricordi che il tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì la tua offerta…e va prima a riconciliarti con il tuo fratello” (Mt 5, 23-24).

Come la Chiesa dobbiamo sperare, pregare, amare. La speranza si ravviva nella preghiera fatta in comune, es: nella Messa.
Nella Liturgia eucaristica infatti ci sentiamo tutti fratelli e i nostri cuori si infiammano di amore per Gesù e i fratelli.
E’ pure nella celebrazione eucaristica che Gesù rinnova la preghiera al Padre per implorare sulla Chiesa il dono dello Spirito Santo nella nuova Pentecoste.
Lo Spirito scende e opera nel cuore di chi vive la vita cristiana e gli fa capire la sua vocazione divina alla salvezza.

Il vangelo di Giovanni proposto (Gv 15, 26-27; 16, 12-15) ci parla della venuta del Paraclito, della forza che darà, della capacità di portare il “peso” della testimonianza e della Parola.

“Mentre il giorno di pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un rombo e riempì tutta la casa dove si trovavano.
Ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare come lo Spirito dava loro il potere d’esprimersi” (At 2, 1-4).
-Tempo (momento);
-Luogo (circostanza);
-Modo (modalità);
-Trasformazione (capacità di assimilazione/accoglienza/apertura).

Tutti sappiamo in che cosa consiste l'”avvenimento” della Pentecoste; conosciamo il racconto apostolico che, annualmente, viene letto cinquanta giorni dopo la Pasqua,
nelle nostre assemblee domenicali.
Ma forse non tutti sappiamo come la Pentecoste sia un avvenimento attuale, nel senso che viene reso attuale, cioè si attualizza,
si compie, avviene ogni volta che “due o più persone si riuniscono assieme nel nome del Signore”.
Rileggiamo attentamente il passo. Sono quattro i “passaggi” da prendere seriamente in considerazione.
Il Tempo: c’è sempre un tempo privilegiato, “un’ora della salvezza”, “un momento favorevole” nella vita di ciascuno di noi in cui il Signore passa, ci si manifesta, ci si rivela.
Bisogna essere attenti, riflessivi, saperlo cogliere, vedere. Però, prima occorre porsi in atteggiamento di ricerca, occorre desiderarlo, ricercarlo “con tutto il cuore, la mente e le proprie forze”. Cioè solo a chi cerca Dio con tutto se stesso, cioè sinceramente, il Signore si manifesterà. Indispensabile è il secondo “passaggio” in questa nostra comune ricerca: il Luogo, cioè la circostanza. La circostanza richiesta dal Vangelo per trovare il Signore, è quella di non essere mai soli. Rileggiamo le varie apparizioni di Gesù ai suoi discepoli o gli stessi episodi in cui si narra dei momenti di “intimità” che Gesù passava con i suoi: Egli “in privato spiegava loro tutto”, ma spiegava tutto a tutti. Oggi come allora, e come ogni domenica, noi siamo insieme per ascoltare la Parola di Dio, la vera luce che illumina ogni uomo e che non può essere nascosta sotto il tavolo, ma che viene posta in alto , davanti a tutti noi, sull’Altare perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa, cioè a noi che ci troviamo insieme in Chiesa, che è la Casa di Dio e quindi casa nostra.
C’è dunque un “momento favorevole” pregno e pregnante di speranza, quella che il Signore ci si manifesti, che è quello che ci vede particolarmente riuniti insieme in una comune ricerca. Ogni nostra Messa diviene un incontro: incontro con il Signore e tra di noi. E l’incontro si fa attesa:”è bene aspettare in silenzio la salvezza del Signore” (Lam 3, 26). Il nostro cuore deve essere il luogo dell’incontro, desiderato e atteso: qui tutto deve essere silenzio; una silenziosa attesa e una certa speranza. Anche la speranza gioca un ruolo importante nel nostro cuore, infatti, “mentre il giorno di Pentecoste stava per finire” e, forse, mai nessuno di coloro che stavano insieme si sarebbe aspettato qualcosa, noi, forti della loro esperienza e “cementate” dall’Amore che ci unisce, attendiamo in silenzio la novità della salvezza.
Il terzo “passaggio”, cioè la Modalità con cui si manifesta tale salvezza da parte del Signore, è unica e irrepetibile ma decisamente personale. Lo Spirito del Signore pervade l’universo e riempie tutte le cose:”riempì tutta la casa dove si trovavano”, ma indubbiamente ricolmò ogni cuore del suo Amore.
E questo suo Amore ciascuno lo percepisce, lo sperimenta, lo vive, in maniera tutta sua, in modo personale.
Eccoci giunti al quarto “passaggio”: la Trasformazione.
C’è chi coglie la manifestazione del Signore con fervore, “come un rombo, un vento gagliardo”, chi invece, nella calma del proprio carattere, “come un vento leggero, una brezza soave”,
ma rimane certo che lo Spirito è per tutti: per tutti, il “vento” soffia.
Ora l’accoglienza che è apertura allo spirito, comporta una necessaria trasformazione. Chi permette allo Spirito di posarsi su di lui,
cioè nel proprio cuore gli chiede la forza di cambiare perché gli domanda una trasformazione, un rinnovamento di vita.
Lo Spirito, Colui che rinnova tutte le cose, farà nuovi anche noi, se glielo permettiamo.
E ciascuno cambierà come può perché ad ognuno è data una manifestazione particolare dello Spirito, secondo le proprie capacità, per il bene comune.
Ciascuno di noi, infatti, ha la propria capacità di assimilazione.
Dunque, solo così la nostra sarà una Pentecoste permanente: se soprattutto nelle nostre assemblee domenicali,
sapremo cogliere il momento del Signore e ci lasceremo trasformare nella nostra vita quotidiana.
In definitiva dobbiamo imparare ad amare il Signore e il luogo in cui Egli dimora: la Chiesa;
e, la nostra Chiesa, come la nostra casa, il luogo che ci vede riuniti insieme per ascoltare il Signore di tutti.

Inizia il tempo ordinario, ma con la memoria di Maria Madre della Chiesa
– 25 maggio: s. Beda Venerabile mem. fac; s. Gregorio VII papa, mem. fac; s. Maria Maddalena del Verbo Incarnato, carmelitana, festa
– 26 maggio: s. Filippo Neri, mem.
– 29 maggio: s. Paolo VI papa, memoria

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