Monastero Carmelo Sant'Anna

Carpineto Romano

28 ottobre: s.ti Simone e Giuda apostoli

Santi Simone e Giuda, apostoli
Domani si chiude solennemente il Sinodo
Lc 6, 12-16

“Avvenne che in quei giorni Gesù se ne andò sulla montagna a pregare e passò la notte in orazione. Quando fu giorno chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici”
E’ una preghiera che spinge all’azione e, ancor prima, alla decisione.
– La mia preghiera, mi porta a fare delle scelte?
– Ma, ancor prima, io scelgo la preghiera? So scegliere di stare col Signore e, quindi, opto per una cosa e ne escludo altre, perché credo che solo il rapporto col Signore è Quello che dirige tutta la mia vita e tutti gli altri rapporti?
“Gesù se ne andò sulla montagna a pregare”
Pregare è un’arte. La si impara. Come tale, costa fatica personale, sforzo quotidiano, supportati dalla convinzione di fede che il Signore mi chiama a Sé per intrattenermi con Lui. E la preghiera è anche dono: è lo Spirito che ci porta in alto, sulle vette della preghiera. Salita e montagna sono come due facce della preghiera.
– Smetto di pregare SOLO perché sento fatica?
– So continuare a pregare per fede, soprattutto per amore, credendo che è il Signore a chiedermi di stare con Lui?
– Cosa cerco nella mia preghiera: i doni di Dio o Dio?
– So accettare, per amore, anche una preghiera arida, faticosa, credendo che tutto ciò che dico viene ascoltato dal Signore?
“Passò la notte in preghiera”
Quante “notti” nella mia giornata, nella mia vita. Sono quelle della prova, del dolore, del dolore nella prova, dell’angoscia, dell’incomprensione, della malattia lunga e inesorabile o breve ma intensa…La preghiera è luce sul mio cammino, la preghiera rischiara le mie tenebre e orienta i miei passi.
– Come le trascorro? Come affronto la prova, di qualsiasi genere?
– Cerco rifugio nel Signore, mi affido a Lui?
– Lo cerco?
– Lo so vedere?
“Chiamò a Sé i suoi discepoli e ne scelse dodici”
Sono già tutti tuoi. Perché scegliere tra i scelti? L’esperienza dell’elezione di Dio, del sentirsi amati personalmente, della propria unicità davanti a Lui, in Lui.
– Come vivo il mio cristianesimo?
– E la mia vocazione specifica? Se sono un medico, una consacrata una madre di famiglia, un datore di lavoro, come vivo questa chiamata alla Vita da parte del mio Dio?
– Sono grata/o a Dio per avermi fatto conoscere Lui, per la fede, per la Sua Parola, per tutto ciò che ogni giorno mi dona?
“Ai quali diede il nome di apostoli”: Apostolo è l’inviato da Dio, il suo martire, il suo testimone
– Mi sento inviata? A chi?
– Mi comporto da inviata?
“Fu il traditore”
Tradire il Signore è un tradire noi stessi, quello per cui siamo stati creati, pensati, voluti da sempre.
– Ho paura di Dio? Che immagine mi sono fatta/o di Lui?
– Mi sento sempre in colpa davanti a Lui? Perché sì/no?
– Cosa significa, per me, tradirLo?

LA PAROLA SI FA PREGHIERA
Tu sei buono e fai il bene, insegnami i tuoi decreti (Sal 118)
Nell’ora della paura io in te confido: in Dio di cui lodo la parola (Sal 55)
I passi del mio vagare tu li hai contati, le mie lacrime nell’otre tuo raccogli; non sono forse scritte nel tuo libro? (ibid)
Mi rifugio all’ombra delle tue ali finchè sia passato il pericolo. Invocherò Dio, l’Altissimo, Dio che mi fa il bene (Sal 56)

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